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Uno sguardo nel futuro dell’ automobile: smart e connessa

Teoresi sperimenta il prototipo della city car a guida autonoma YoYo, un laboratorio mobile su quattro ruote
Teoresi sperimenta il prototipo della city car a guida autonoma YoYo, un laboratorio mobile su quattro ruote

Tre tipologie di sensori e alcuni mesi di addestramento dell’ intelligenza artificiale , hanno permesso a Teoresi di mettere su strada un prototipo della city car a guida autonoma YoYo, veicolo elettrico realizzato da XEV , innovativa casa automobilistica torinese, e da poco parte della flotta di Enjoy a Torino. Svolta a sinistra e arresto in caso di attraversamento di un pedone sulle strisce pedonali sono stati i due banchi di prova del veicolo ‘neo patentato’. È terminata infatti solo lo scorso mese di marzo la fase di addestramento, passata attraverso un simulatore di guida autonoma, che ha permesso il battesimo su strada . Al momento, ancora privata. Le manovre, ripetute più e più volte, sono riuscite alla perfezione, senza richiedere in nessuna occasione l’ intervento dell’ ingegnere rimasto a bordo del mezzo, in caso di emergenza. Prossimo step per Teoresi, recentemente diventato partner di Torino City Lab , saranno i test sul circuito urbano torinese Smart Road, un percorso di circa 35 Km pensato per favorire la sperimentazione di auto connesse e autonome. La presentazione di Teoresi sulla guida autonoma prevedeva in particolare due tipologie di test: la svolta a sinistra e l’ arresto alle strisce pedonali, quando un pedone attraversa la strada. Operazioni possibili grazie alle mappe HD che permettono al veicolo di studiare il proprio tragitto, riducendo al massimo imprevisti e sorprese. Per gestire questi ultimi ci sono i sensori di bordo: tre telecamere, tre LIDAR (radar a impulsi laser) e il Gps. In fase di test, uno degli ingegneri che ha contribuito alla realizzazione del prototipo rimaneva a bordo, per intervenire in caso di necessità In occasione del test, il presidente Valter Brasso ha annunciato che Teoresi sarà tra i partner del neocostituito Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, che avrà il compito di accompagnare la transizione green e digitale in un’ ottica sostenibile, puntando sul tema della mobilità a trecentosessanta gradi. Grazie a collaborazioni di lunga data con grandi clienti di automotive internazionali, la società torinese è in grado di offrire soluzioni pronte all’ uso nei settori dell’ auto, ferroviario, dell’ aerospazio. La sfida della mobilità La sperimentazione avviata con XEV punta allo studio di soluzioni efficienti nell’ ambito dei veicoli a guida autonoma e all’ acquisizione di competenze in un settore che sarà cruciale nel prossimo futuro. “Abbiamo lavorato per sviluppare il cervello della macchina – ha spiegato Fabio Gadda, Marketing Manager – e per farlo è stato fondamentale il nostro simulatore di guida autonoma, che ci ha permesso di addestrare l’ intelligenza artificiale del veicolo, che si muove autonomamente grazie ai riferimenti del territorio che possiede attraverso le proprie mappe in alta definizione, grazie alle quali conosce il posizionamento di ostacoli, semafori, attraversamenti pedonali. Poi, attraverso una serie di sensori, tre telecamere e tre Lidar, dei radar a impulso laser, riesce a monitorare lo spazio che lo circonda, integrando le informazioni delle mappe”. La prima sfida per le auto contemporanee è rappresentata dal software . Il codice che c’ è dietro è diventato sempre più complesso, basti pensare che per un moderno veicolo di lusso sono necessarie 100 milioni di linee di codice. Per un Boeing 787 ne basto 6,5 milioni. E si prevede che entro il 2030, il sistema elettronico peserà al 50% sul costo finale del veicolo. Considerata la complessità del codice, non è strano che negli ultimi dieci anni sia cresciuta la percentuale di veicoli richiamati per vizi ai componenti elettronici. I tempi di rilascio degli aggiornamenti si riducono , per ovviare all’ obsolescenza delle applicazioni, diventa dunque necessario un aggiornamento continuo, anche dopo il rilascio sul mercato. E questo aspetto richiama un altro elemento diventato centrale sui veicoli negli ultimi anni: la connettività. Necessaria per permette gli aggiornamenti o l’ aggiunta di nuove applicazioni, anche dopo la vendita. Ma anche per sviluppare applicazioni che possono essere rilasciate in modalità di servizio, da attivare solo quando servono. Auto sempre più come uno smartphone Connesse, smart, canale d’ accesso a un numero sempre più ampio di servizi: le automobili stanno diventando sempre più simili a uno smartphone. Il tema della connettività porta con sé quello della cybersicurezza , come ha evidenziato Gianluca Cerio, Technology Project Manager Leader di Teoresi: gli attacchi da remoto ai veicoli sono aumentati significativamente tra il 2015 e il 2019. D’ altronde, le porta di accesso sono cresciute esponenzialmente, soprattutto con l’ evoluzione dei sistemi di infotainment di bordo. Guida cooperativa Difficile fare una previsione su quando potranno iniziare a circolare nel traffico le auto a guida autonoma. “Quello che si può azzardare è che avverrà a piccoli passi – osserva Valter Brasso – e si comincerà dalle autostrade, dove è più facile garantire una buona connettività ai veicoli e dove il traffico è più irregimentato. Quando arriveremo in autostrada, potremo lasciare i comandi e farci trasportare in tutta sicurezza: sarà garantito il rispetto dei limiti di velocità e la guida sarà ottimizzata per il maggior risparmio energetico”. La fase più complessa sarà quella di coesistenza tra veicoli autonomi e veicoli con conducente, con l’ imprevedibilità del comportamento umano. Una volta che l’ infrastruttura sarà adeguata e i veicoli connessi potranno dialogare tra di loro, si entrerà nella fase definito dalla guida cooperativa: ogni veicolo potrà ricevere informazioni non solo dai propri sensori e dalle mappe HD, aggiornate in tempo reale, ma anche dagli altri veicoli, dai semafori e da potenziali sensori distribuiti lungo la rete stradale. Ma prima ancora, serve un elemento abilitatore imprescindibile: “L’ elettrificazione al 100% dei veicoli – conclude Fabio Gadda – e questo porta con sé il tema delle batterie e del loro ciclo vita . Il riciclo è ancora complesso, energivoro e tossico; sarebbe preferibile ricorrere al riuso, ad esempio impiegandole come accumulatori di energia nelle smart greed , dando così vita a un virtuoso sistema di economia circolare“.

FONTE: https://www.lastampa.it

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