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Sviluppo sostenibile: cos’è e perché è importante per le aziende

Che cosa vuol dire sviluppo sostenibile? Perché le aziende parlano sempre di più di sostenibilità? Scoprilo in questo articolo.
Che cosa vuol dire sviluppo sostenibile? Perché le aziende parlano sempre di più di sostenibilità? Scoprilo in questo articolo.

In un’epoca in cui le persone sono sempre più attente al rispetto del Pianeta, lo sviluppo sostenibile è un valore a cui anche le aziende devono fare sempre più attenzione, sia per minimizzare il proprio impatto, sia per rispondere a una richiesta di sostenibilità da parte dei propri clienti.

Alla base di questo concetto c’è la necessità, sempre più sentita ed espressa anche dalla cosiddetta Agenda 2030, di lasciare alle generazioni future le stesse risorse a cui hanno avuto accesso le generazioni precedenti, per garantire loro un adeguato tenore di vita e possibilità di crescita concrete.

Che cosa intendiamo quando parliamo di sviluppo sostenibile? Quali sono i suoi obiettivi? Cosa implica questo per le aziende? Lo approfondiremo nelle prossime righe.

 

Cos’è lo sviluppo sostenibile

La prima definizione di sviluppo sostenibile risale al 1987. Secondo la Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU “lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie”.

Il motivo principale per cui si parla di sostenibilità, infatti, è strettamente legato alla scarsità di risorse indispensabili alle attività umane, in primis alle attività produttive, che rischia di impoverire il Pianeta e lasciare ai posteri una situazione in cui è difficile crescere.

A questo punto, è sempre più indispensabile mettere a punto sistemi che garantiscano uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi per le generazioni future.

A livello aziendale, ciò si traduce in scelte strategiche finalizzate a ridurre gli sprechi, utilizzare energia pulita, favorire il riciclo e il riutilizzo di materiali di produzione e via dicendo, ma anche a rendere più sostenibile la vita delle persone che, ogni giorno, contribuiscono alla crescita dell’impresa con il loro lavoro.

Qual è l’obiettivo dello sviluppo sostenibile?

Nell’attuale contesto sociale, economico e ambientale non è difficile immaginare quali possano essere le conseguenze di un indiscriminato sfruttamento delle risorse dovuto a fattori umani come l’industrializzazione o lo sviluppo delle grandi città. Il riscaldamento globale e la riduzione della biodiversità sono sotto gli occhi di tutti e la velocità con cui consumiamo risorse è di gran lunga superiore a quella necessaria al pianeta per crearne di nuove.

In questo scenario, il principale obiettivo dello sviluppo sostenibile è quello di ridurre l’impatto delle attività umane sull’intero ecosistema, diminuire le emissioni, salvaguardare le risorse e favorire lo sviluppo di un’economia circolare.

Economia circolare e sviluppo sostenibile

A guidare le scelte delle aziende nel futuro dovrebbe essere lo stretto legame che intercorre tra sviluppo sostenibile ed economia circolare. In quest’ottica, infatti, si parla sempre di più di riutilizzo delle materie prime, di riduzione drastica degli sprechi e degli scarti di produzione, di manutenzione a scapito della produzione, di ottimizzazione dei processi di fabbrica, di risparmio energetico e di fonti di energia rinnovabile all’interno delle sedi aziendali.

Lo scopo di queste scelte, infatti, è quello di rendere i processi produttivi sempre più green, trasformando gli attuali stabilimenti produttivi in luoghi intelligenti e sostenibili, con il più basso impatto ambientale possibile.

Tutto ciò si traduce, da un lato, in risparmio per l’azienda e, dall’altro, in valore aggiunto da comunicare ai propri dipendenti, ai partner e ai consumatori, che diventano parte integrante di una catena che condivide gli stessi ideali di sostenibilità.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

“Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” è il documento che i Capi di Stato dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno firmato in occasione del Summit sullo Sviluppo Sostenibile del 25-27 settembre 2015. Si tratta di un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità che contiene i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030.

All’interno del documento, grande importanza è riservata al ruolo del settore privato e alle azioni che le aziende possono mettere in atto per favorire la trasformazione delle nostre economie verso uno sviluppo più sostenibile in tutto il mondo, per raggiungere gli obiettivi fissati.

In questo senso, l’Agenda 2030 riconosce anche lo strettissimo legame tra il benessere umano, la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni che tutti sono chiamati ad affrontare, a partire appunto dalle aziende e dalla loro attenzione alla sostenibilità.

Cosa si intende per sostenibilità in azienda

Quando si parla di sostenibilità e di sviluppo sostenibile, ci sono molti aspetti che vanno presi in considerazione. Non basta riferirsi alla salvaguardia ambientale: un’azienda deve ragionare anche in funzione del benessere delle persone che la compongono, della tutela dei diritti umani, della qualità della vita e, ovviamente, di una crescita economica per l’azienda stessa che sia sostenibile in tutti questi aspetti.

In azienda, come in ogni altro ambito, quindi, la sostenibilità è anche una questione culturale: non si può essere davvero sostenibili se non si ha la consapevolezza di come ogni singola azione impatta sull’ecosistema in cui ci si muove, e ogni azione volta al miglioramento della sostenibilità deve necessariamente essere interiorizzata e condivisa a tutti i livelli dell’organizzazione affinché si possa effettivamente lavorare sulla sostenibilità.

Non a caso, molte organizzazioni sono arrivate ad adottare il cosiddetto bilancio integrato, che unisce la rendicontazione delle attività finanziarie con quella delle attività non finanziarie dei bilanci sociali.

Proprio per questo si dice che la sostenibilità, anche aziendale, è composta da tre pilastri fondamentali: la sostenibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale. Vediamo di che cosa si tratta nel dettaglio.

La sostenibilità ambientale

Con questa espressione si indica la sostenibilità più comunemente definita, a cui si fa riferimento la maggior parte delle volte, cioè quella legata alla sostenibilità di un’attività produttiva in relazione al suo impatto sull’ambiente. È a questo che si pensa quando le aziende pongono in essere azioni volte a ridurre gli sprechi di materie prime, a favorire l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili o a gestire gli scarti di produzione in maniera tale da consentire il riuso.

La sostenibilità sociale

In questo caso, invece, si fa riferimento a un concetto più complesso, che prende in considerazione l’impatto delle attività lavorative sulle singole persone. Un’azienda sostenibile dal punto di vista sociale è quella capace di garantire condizioni di benessere e una buona qualità della vita a chi quotidianamente si dedica con impegno al proprio lavoro, con riferimento anche al rispetto delle diversità, al work life balance e alla valorizzazione delle competenze di ognuno.

La sostenibilità economica

Quest’ultimo aspetto, infine, può essere definito come la capacità di un’azienda di generare una crescita duratura e uno sviluppo sostenibile nel rispetto dell’intero contesto in cui opera, garantendo efficienza dal punto di vista economico, un adeguato profitto per l’impresa e livelli alti e stabili di crescita economica. Questo risulta pienamente in linea con i principi dello sviluppo sostenibile, che punta alla qualità della crescita più che alla quantità.

Sviluppo sostenibile e sustainability management

Come abbiamo evidenziato qualche riga più su, la sostenibilità è anche una questione di cultura: aziende e organizzazioni stanno capendo ogni giorno di più quanto lo sviluppo sostenibile sia un elemento imprescindibile nell’ambito di qualsiasi strategia di management aziendale per ottimizzare le risorse e preservare l’ambiente dal deterioramento che ormai da qualche anno procede inesorabile e per rispondere alle crescenti richieste di responsabilità su questi temi che arrivano direttamente dai loro consumatori. Per far sì che questo succeda, poi, è indispensabile che il concetto di sostenibilità e la sua rilevanza siano percepiti e condivisi a tutti i livelli aziendali.

Proprio per questo motivo è importante che all’interno di un’azienda che vuole crescere in maniera sostenibile esistano delle figure in grado di accelerare il processo a partire da solide basi di conoscenze tecniche in ambito ESG (Environmental, Social and Governance), skill e capacità manageriali.

È di questo che si occupa il sustainability manager, ossia la persona in grado di individuare le linee guida lungo cui si muove l’organizzazione nel suo percorso di sostenibilità e fa in modo di creare una cultura aziendale basata su una prospettiva di sviluppo durevole.

Si tratta di un profilo che ha come obiettivo il miglioramento dei processi e dei comportamenti aziendali per favorire una costante e crescente attenzione all’ambiente, predisponendo strategie e iniziative che risultino efficaci per il business e allo stesso tempo sostenibili.

Chi si occupa di sustainability management, quindi, deve essere una persona con spiccate capacità organizzative e attitudine alla leadership, ma deve avere anche capacità analitiche e di rendicontazione, buone capacità relazionali e di comunicazione, oltre a competenze tecniche specifiche come la conoscenza delle norme ISO su gestione ambientale, salute e sicurezza, gestione della qualità e del rischio.

I corsi di formazione per lo sviluppo sostenibile

Attualmente il mercato formativo italiano è molto attivo in questo settore e le proposte di corsi di specializzazione che approfondiscono le tematiche della sostenibilità si moltiplicano giorno dopo giorno.

In questo panorama, però, si distinguono percorsi in grado di fornire alle aziende indicazioni concrete e precise per affrontare il processo verso lo sviluppo sostenibile: è il caso del corso di Alta Formazione in Sviluppo Sostenibile di Intesa Sanpaolo Formazione, progettato in collaborazione con ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con il contributo scientifico di Nativa, che offre la possibilità a piccole e medie imprese di intraprendere un percorso che apra la visione sulle opportunità offerte dalla trasformazione sostenibile attraverso un programma formativo intensivo di 12 settimane che alterna webinar, testimonianze e laboratori con docenti specializzati in ambito ESG.

 

In un contesto così complesso e sfaccettato, quindi, è necessario che a guidare le aziende verso la sostenibilità siano figure qualificate e capaci, che sanno distinguere la vera sostenibilità dal greenwashing e che sono consapevoli della centralità dello sviluppo sostenibile non solo per la propria organizzazione, ma per l’intero Pianeta.

Gli obiettivi sono ambiziosi, ma il percorso verso la sostenibilità non è più rimandabile per nessuno.

 

Redazione Intesa Sanpaolo Formazione

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