Home 5 Rassegna Stampa 5 Le imprese italiane alla prova della sostenibilità

Le imprese italiane alla prova della sostenibilità

In questi ultimi mesi, anche in conseguenza delle previsioni del Pnrr, si parla sempre più di frequente, di Esg (acronomico di Environmental, Social and Governance) cioè a dire, in estrema sintesi, della capacità di una impresa di far fronte all' impatto ambientale, sociale e di governance nell' ambito della propria attività.
In questi ultimi mesi, anche in conseguenza delle previsioni del Pnrr, si parla sempre più di frequente, di Esg (acronomico di Environmental, Social and Governance) cioè a dire, in estrema sintesi, della capacità di una impresa di far fronte all' impatto ambientale, sociale e di governance nell' ambito della propria attività.

Come spesso avviene in presenza di importanti innovazioni in ambito aziendale, si ritiene in prima battuta che si tratti di vicende che interessino solo, ed esclusivamente, le grandi imprese, non fosse altro per gli oneri che comunque occorre sostenere per simili adeguamenti. Tuttavia la crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale ed altri fattori similari comporta che simili adattamenti, ancorchè graduali, debbano essere ormai concretamente valutati anche dalle aziende non di grandi dimensioni, e, in tal senso le previsioni del Pnrr rappresentano un’ importante opportunità per avviare un simile percorso. In difetto, il rischio è la progressiva esclusione a favore di altri competitor «Esg oriented» da parte di coloro che, a vario titolo, hanno rapporti con l’ azienda (clienti, fornitori, finanziatori, investitori).Ad oggi esiste soltanto il Piano d’ azione proposto dalla Commissione europea (Regolamenti Ue 2020/852 e 2019/2088) che ha previsto una serie di interventi regolatori, per favorire la graduale implementazione da parte delle società degli obiettivi Esg, nonché gli standard definiti per una loro corretta adozione e monitoraggio. A livello nazionale non vi sono ancora specifici provvedimenti normativi in materia. Si segnala quanto evidenziato dal comitato di Corporate governance che, nel nuovo Codice di corporate governance, definisce ex novo gli obiettivi e gli interessi che il Cda è incentivato a perseguire per una buona governance.In tale contesto l’ elemento di maggiore novità è l’ identificazione dell’ obiettivo prioritario (seppur non esclusivo) del consiglio nel perseguimento del «successo sostenibile dell’ impresa» ovvero nella «creazione di valore nel lungo termine a beneficio degli azionisti, tenendo conto degli altri stakeholders rilevanti per la società».Per l’ impresa che tiene conto degli obiettivi Esg (nel rispetto dei criteri europei) i vantaggi possono essere di varia natura.Innanzitutto, il miglioramento della percezione/valutazione del proprio valore come azienda. Secondo alcuni studi, le imprese attente ai fattori Esg sono generalmente meno esposte a rischi operativi, legali e reputazionali, nonché più orientate all’ innovazione e all’ efficienza nell’ allocazione delle risorse e nella valutazione dei rischi (connessi alle attività d’ impresa e all’ ambiente). Ne consegue un interesse maggiore degli investitori verso quelle realtà che svolgono la propria attività d’ impresa in un’ ottica di sostenibilità.Anche sotto il profilo finanziario e, segnatamente, dell’ accesso al credito, gli istituti bancari fissano criteri di selezione con attribuzione di un maggior peso a fattori che favoriscono una crescita sostenibile. Il fine evidentemente è la valorizzazione della responsabilità sociale della clientela e il miglioramento della gestione del rischio finanziario e reputazionale, coerente con un’ efficace gestione dei portafogli societari. Occorre poi considerare che eventuali azioni positive in questo ambito, il raggiungimento degli obiettivi prefissati, e la costante disclosure informativa su tematiche Esg agevolano comunque, la società a mantenere un livello di qualità elevata e costante nel tempo: ad esempio, la reportistica d’ impresa sulle emissioni di CO2 di un prodotto, non si limita più al mero ciclo di produzione e distribuzione ma deve ricomprendere l’ intero processo di vita, anche dopo la sua fuoriuscita dalla azienda.Ancora va segnalato che la corretta adozione dei criteri Esg è indice di qualità, soprattutto dal punto di vista dei consumatori finali, i quali saranno più incentivati ad usufruire di beni e servizi di quelle società che hanno scelto un indirizzo imprenditoriale più inclusivo. Non è un caso, ad esempio, che la grande distribuzione organizzata (Gdo) richiede sempre più spesso ai fornitori di conformarsi ai criteri Esg.Per poter essere Esg oriented, l’ impresa deve innanzitutto valutare quali attività abitualmente svolte abbiano un impatto ambientale, sociale e di governance. Individuate le aree di interesse, gli amministratori predispongono il programma d’ azione che promuova una riorganizzazione complessiva idonea a garantire il graduale svolgimento dell’ attività aziendale in un’ ottica più sostenibile. Attraverso tale preventivo intervento, l’ impresa può essere oggetto di una valutazione di conformità da parte delle agenzie di rating.Per il rilascio di tale attestazione, gli enti certificatori procedono all’ analisi di informazioni varie: documenti aziendali, informazioni pubbliche, dati forniti dalle autorità di vigilanza, nonché informazioni fornite dai sopraluoghi presso la società e da incontri con il management delle varie aree d’ attività.Il passaggio da obiettivi di mero profitto a scelte anche sostenibili non è esente da rischi. È importante che gli amministratori nel risk evaluation (fisico e di transizione) tengano in debito conto la specifica realtà d’ impresa (risorse umane e finanziarie necessarie) al fine di pianificare una transizione graduale e costante nel tempo. Per esempio, una impresa nel settore alimentare, in tema ambientale, dovrà valutare il proprio consumo di risorse idriche ed energetiche, le emissioni di CO2, ovvero il livello di eco-sostenibilità del proprio packaging alimentare.Se i costi iniziali da sostenere per ricevere il certificato Esg possono essere rilevanti, la valutazione complessiva costi/benefici in un’ ottica di medio-lungo periodo dimostra che questi ultimi superano nettamente i primi.D’ altronde le istituzioni europee si stanno già muovendo per definire un sistema valutativo meritocratico che premi le imprese Esg oriented attraverso un percorso normativo e fiscale volto a premiare quelle società che abbiano scelto uno sviluppo più sostenibile.

FONTE: https://www.ilsole24ore.com

Potrebbe interessarti anche