Home 5 Rassegna Stampa 5 Le imprese femminili sono il 22%: il PNRR potrebbe ridurre il gender gap

Le imprese femminili sono il 22%: il PNRR potrebbe ridurre il gender gap

Sono prevalentemente ditte individuali, operano nei settori servizi, sanità, alloggio e ristorazione e istruzione, sono ubicate nelle regioni centrali del Paese e hanno una bassa attitudine digitale
Sono prevalentemente ditte individuali, operano nei settori servizi, sanità, alloggio e ristorazione e istruzione, sono ubicate nelle regioni centrali del Paese e hanno una bassa attitudine digitale

Identikit delle “imprese rosa”: sono prevalentemente ditte individuali, operano nei settori servizi, sanità, alloggio e ristorazione e istruzione, sono ubicate nelle regioni centrali del Paese e hanno una bassa attitudine digitale. A partire dal proprio ecosistema di dati, CRIF INFORMATION CORE, CRIF ha condotto un’ analisi per comprendere lo stato dell’ arte dell’ imprenditoria femminile in Italia e quali sono le potenzialità messe a disposizione dal PNRR. Nello specifico, lo studio ha preso in considerazione le ditte individuali con titolare donna e le società in cui la maggioranza dei componenti dell’ organo di amministrazione è costituita da donne o, ancora, la maggioranza delle quote di capitale è detenuta da donne. Le imprese femminili sono il 22% In Italia a febbraio 2022 le imprese femminili sono risultate essere 1.381.987 (erano 1.312.451 a fine 2015) ma rappresentano solo il 22% delle imprese italiane. Il 76% di queste ha una forma giuridica di Ditta Individuale, a fronte di un 15% di Società di Capitale, un 8% di Società di Persone e il restante 1% di Associazioni iscritte in CCIAA, enti, fondazioni e società anonime. Analizzando, invece, l’ incidenza delle imprese femminili rispetto al totale delle imprese, le forme giuridiche più frequenti sono Società di persone (27%) e Ditte Individuali (26%) (vedi tabella 1). Le imprese femminili nei diversi settori Andando ad analizzare l’ incidenza di imprese femminili nei vari settori economici, lo studio presenta una situazione estremamente variegata. Nel dettaglio, il 40% delle imprese che operano nel settore dei lavori domestici è femminile, così come il 38% di quelle attive nella sanità, e quasi 1 impresa su 3 è femminile nei servizi di alloggio e ristorazione e nell’ istruzione. Seguono, per incidenza, agricoltura, attività immobiliare, noleggio e agenzie di viaggio e attività artistiche. L’ attività manifatturiera e i servizi di informazione e comunicazione sono riconducibili nel 18% dei casi a imprese femminili. Alcuni settori rimangono ancora appannaggio quasi totale di imprese maschili, come nel caso di estrazione di minerali, fornitura di energia elettrica, fornitura di acqua e costruzioni. La distribuzione territoriale L’ analisi territoriale mostra una distribuzione equilibrata tra tutte le regioni. Quelle con la maggiore concentrazione di imprese femminili sono Basilicata, Molise, Umbria, con una incidenza del 25%, seguite da Abruzzo, Calabria, Liguria, Sicilia e Valle d’ Aosta con il 24%. Lombardia e Trentino Alto Adige registrano invece solo il 19% di imprese “rosa”, pur essendo regioni a elevata imprenditorialità. Discorso sostanzialmente analogo per il Veneto, con il 20% . La digital attitude dell’ imprenditoria femminile CRIF ha sviluppato algoritmi basati sull’ intelligenza artificiale (A.I.) in grado di misurare il livello di digital attitude delle imprese, integrati nella piattaforma proprietaria di marketing intelligence. Grazie a questi indicatori è stato fatto un profiling delle imprese femminili, dal quale emerge che l’ 88% si caratterizza per una bassa digitalizzazione contro il 61% della media nazionale. Inoltre, nelle fasce con livello medio-alto e alto di digitalizzazione ricade solo il 5% di imprese femminili contro il 16,7% delle imprese totali. L’ imprenditoria femminile e gli investimenti previsti dal PNRR I dati mostrano che la strada per colmare il gender gap in Italia è ancora lunga e forniscono un’ ulteriore conferma a quanto rilevato dal Global Gender Gap Report, pubblicato dal World Economic Forum a marzo 2021. Il report misura il gender gap tramite un indice basato su quattro dimensioni che a livello globale è pari al 68%. Nelle prime cinque posizioni si trovano Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia mentre l’ Italia si classifica in 63^ posizione con un indice pari al 72%, rilevando il forte bisogno di incentivare le donne, ad esempio attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, a sviluppare attività imprenditoriali per la realizzazione di progetti innovativi. È auspicabile che il PNRR possa dare una forte accelerazione allo sviluppo dell’ imprenditoria femminile nel nostro Paese. In questa direzione va il decreto del 24 novembre 2021 che ha integrato le risorse a sostegno con i 400 milioni di euro previsti dall’ investimento 1.2 “Creazione di imprese femminili” dal PNRR. Si tratta di un intervento cardine del Ministero dello sviluppo economico che punta a rendere strutturali le agevolazioni per favorire l’ imprenditoria femminile per aumentarne l’ efficacia. CRIF è al fianco del sistema finanziario per agevolare questo percorso virtuoso fornendo dati, analytics, tool digitali e le competenze di team di professionisti specializzati nell’ advisory e formazione per rendere il “PNRR journey” delle imprese più semplice e veloce. Questo articolo è stato pubblicato sul numero di aprile 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop .

FONTE: https://www.aziendabanca.it

Potrebbe interessarti anche