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La digitalizzazione delle pmi deve passare per la cultura

Con la quinta rivoluzione industriale le imprese, per rimanere competitive, dovranno produrre in modo innovativo, sicuro, veloce e sostenibile, oltre a rivalutare l' importanza degli asset intangibili
Con la quinta rivoluzione industriale le imprese, per rimanere competitive, dovranno produrre in modo innovativo, sicuro, veloce e sostenibile, oltre a rivalutare l' importanza degli asset intangibili

Con la quinta rivoluzione industriale le imprese, per rimanere competitive, dovranno produrre in modo innovativo, sicuro, veloce e sostenibile, oltre a rivalutare l’ importanza degli asset intangibili, ossia il sapere, i brevetti e la cultura aziendale. Ad oggi però c’ è ancora quasi la metà delle pmi italiane che vive la transizione digitale come un’ imposizione o vi si oppone, nonostante le ricadute positive che avrebbe in termini di performance economiche. Questa è la fotografia della ricerca dell’ Osservatorio dell’ Innovazione Digitale nelle pmi del Politecnico di Milano, presentata in occasione dellìapertura della 16esima edizione della Fiera Internazionale A&T, che si terrà per tre giorni all’ Oval Lingotto di Torino. Ne emerge un sistema produttivo italiano che procede a due velocità verso la digitalizzazione. Delle 1.038 realtà coinvolte nell’ indagine, infatti, il 53% vive la transizione digitale come un fattore positivo e il restante 47% la subisce (40%) e arriva addirittura a rifiutarla (7%), mantenendo inalterato il proprio status analogico. Anche a causa degli effetti provocati dalla pandemia, le piccole e medie imprese italiane hanno accelerato la digitalizzazione dei loro percorsi di vendita B2b e B2c, necessari per garantire la continuità aziendale. E nove realtà su dieci hanno scelto soluzioni innovative finalizzate all’ analisi dei dati aziendali, seppur ancora ancorati a modelli molto semplici. Continua a mancare però la reale percezione da parte delle imprese italiane dell’ importanza della cybersecurity: meno di una pmi su quattro ha nel proprio organico figure specializzate e il 71% ancora non ricorre al cloud. E soprattutto restano ancora dei “freni culturali” interni alle imprese, che non permettono la piena realizzazione di un modello aziendale totalmente digitalizzato nei processi come nei piani di sviluppo. Per rimuoverli servono “politiche e investimenti industriali concreti e lungimiranti, che coinvolgano interi ecosistemi” ha commentato Luciano Malgaroli, ceo della Fiera A&T, dedicata a innovazione, tecnologie, affidabilità e competenze 4.0. (riproduzione riservata)

FONTE: https://www.milanofinanza.it

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