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La Cina impone nuove regole di cybersicurezza per le ipo estere

Con queste norme, che entreranno in vigore dal 15 febbraio, le big tech saranno sottoposte a un rigido controllo prima di quotare le loro azioni su altri mercati per verificare potenziali rischi alla sicurezza nazionale. Stretta a partire da marzo anche sull'uso degli algoritmi di raccomandazione
Con queste norme, che entreranno in vigore dal 15 febbraio, le big tech saranno sottoposte a un rigido controllo prima di quotare le loro azioni su altri mercati per verificare potenziali rischi alla sicurezza nazionale. Stretta a partire da marzo anche sull'uso degli algoritmi di raccomandazione

Pechino continua la sua battaglia contro le big tech che vanno a caccia di capitali all’ estero, Stati Uniti in primis, in nome della sicurezza nazionale. Dopo l’ approvazione della legge sulla sicurezza dei dati e di quella sulla protezione delle informazioni personali, che riguardano rispettivamente l’ archiviazione e la riservatezza dei dati, il governo cinese impone nuove restrizioni. Oggi la Cyber Administration of China (Cac), il regolatore cinese del cyberspazio, ha comunicato che dal prossimo 15 febbraio implementerà insieme ad altre autorità nazionali nuove regole di sicurezza informatica. Nello specifico, verrà richiesto alle cosiddette “platform companies” come Alibaba e ByteDance, che possiedono dati relativi a più di 1 milione di utenti di sottoporsi a un rigido controllo di cybersicurezza prima di inoltrare la domanda di ammissione alle autorità di vigilanza straniere e di quotare quindi le azioni all’ estero. Le società non saranno autorizzate a sbarcare su altri mercati qualora la valutazione rilevi una possibile compromissione della sicurezza nazionale. La Cac ha lanciato per la prima volta tale proposta lo scorso luglio a seguito del caso Didi, sostenendo che l’ esame di sicurezza sarà focalizzato sui rischi che, a seguito delle ipo offshore, governi stranieri possano intaccare, controllare o manipolare dati sensibili. È importante sottolineare che, rispetto alla precedente bozza di novembre, non c’ è stata alcuna menzione per i collocamenti a Hong Kong. Il riferimento esplicito del regolatore a mercati “foreign” escluderebbe da questa nuova stretta normativa la città-stato. “Le autorità di regolamentazione cinesi ritengono che il rischio per la sicurezza dei dati a Hong Kong non sia alto quanto nei mercati esteri”, ha commentato Chen Jihong, avvocato per la sicurezza dei dati presso lo studio legale Zhong Lun di Pechino. “Il mercato dei capitali di Hong Kong vedrà sicuramente maggiori opportunità di conseguenza”. Inoltre, in una dichiarazione separata la Cac ha comunicato che dal 1° marzo saranno implementate anche nuove regole, proposte lo scorso agosto, che disciplinano l’ uso della tecnologia degli algoritmi di raccomandazione personalizzata. Alle aziende verrà richiesto di concedere agli utenti il diritto di disattivare il servizio e verrà rafforzata la supervisione dei fornitori di notizie che utilizzano tale tecnologia per diffondere informazioni e la sfruttano come meccanismo di monetizzazione. La notizia sulle nuove norme in arrivo e l’ incertezza se queste avranno valenza retrospettiva hanno colpito l’ equity tecnologico del Dragone. L’ Hang Seng Tech Index, che traccia il settore, ha ceduto oltre l’ 1%, mentre l’ indice principale ha chiuso leggermente sopra la parità (+0,06%). Emblematico il fatto che il titolo di Hong Kong Exchanges and Clearing, l’ operatore della borsa della città-stato, sia calato dell’ 1,1%, dopo essere sceso fino al 2,4% in seguito all’ annuncio. L’ indice Star 50 di Shanghai, l’ equivalente cinese del Nasdaq, ha perso il 2,4%, mentre il listino delle start-up Chinext di Shenzhen ha ceduto il 2,2%. (riproduzione riservata)

FONTE: https://www.milanofinanza.it

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