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Il sistema dei rifiuti in Italia: gestione, costi e come migliorarlo

Il Green Book della Fondazione Utilitatis: un comparto in continua crescita, con 13 miliardi di fatturato e oltre 95mila occupati, ma con il problema della frammentazione nelle gestioni
Il Green Book della Fondazione Utilitatis: un comparto in continua crescita, con 13 miliardi di fatturato e oltre 95mila occupati, ma con il problema della frammentazione nelle gestioni

Un comparto in continua crescita, con 13 miliardi di fatturato e oltre 95mila occupati: tuttavia il settore della gestione dei rifiuti in Italia ha ampi margini di miglioramento, soprattutto se si risolverà il nodo della frammentazione nelle gestioni. Il Green Book 2022 di Utilitatis , istituto di ricerca che assiste amministrazioni o società interessate da processi di riorganizzazione dei servizi, è stato realizzato in collaborazione con l’ Ispra per delineare il quadro della gestione dei rifiuti nel nostro Paese, un comparto fondamentale per la piena affermazione dell’ economia circolare. Tra le criticità individuate dal dossier, il deficit degli impianti e la frammentazione della gestione ancora troppo elevata: solo il 19% degli operatori si occupa dell’ intero ciclo (2,4% se si considerano anche le gestioni comunali in economia). I numeri La spesa media sostenuta nel 2021 dalle famiglie per il servizio di igiene urbana è stata di 318 euro, in leggero aumento rispetto al 2020 (312 euro), ma con forti differenze tra i 282 euro del Nord, i 334 euro del centro e i 359 euro del Sud. Un fattore che incide in modo significativo sulla spesa è il maggior costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti fuori Regione, dovuto a un assetto impiantistico inadeguato. Nel 2020 sono stati esportati oltre 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti a fronte di una importazione di circa 7 milioni di tonnellate. Mentre i rifiuti urbani importati sono destinati totalmente al recupero di materia, per supportare l’ attività dell’ industria manifatturiera nazionale, oltre il 36% delle esportazioni è destinato a recupero energetico, a causa del cronico deficit impiantistico italiano. La Germania è il Paese che riceve la maggiore quantità di rifiuti italiani (20,5% delle esportazioni) e che ne invia in Italia il quantitativo più rilevante (29% delle importazioni) La produzione italiana di rifiuti urbani e assimilati nel 2020 è stata di circa 29 milioni di tonnellate, in calo rispetto al 2019 a causa dell’ emergenza Covid che, per effetto della chiusura di numerosi esercizi commerciali, ha determinato una diminuzione di oltre 1 milione di tonnellate. Il tasso di riciclo dei rifiuti urbani è compreso tra il 54,4% e il 48,4% (a seconda che si considerino o meno i rifiuti urbani senza distinzioni merceologiche), in entrambi i casi al di sopra della media europea del 47,8%. Il conferimento in discarica è stimato al 20%, un valore leggermente migliore rispetto alla media europea del 23%. Il comparto ha fatto registrare un fatturato di oltre 13 miliardi di euro (in linea con i valori 2018) circa lo 0,8% del Pil, in gran parte determinato dalla tariffa rifiuti, e un numero di addetti che supera le 95mila unità. A livello comunitario, secondo Eurostat, nel 2019 si è registrato un volume della produzione pari a circa 167 miliardi di euro. I costi del servizio variano in base alla distribuzione territoriale. Per una famiglia tipo (3 componenti in un’ abitazione di 100 metri quadrati) nel 2021 la spesa per il servizio è stata pari a 318 euro, con forti differenze tra le aree del Paese: 282 euro al Nord, 334 euro al Centro, 359 euro al Sud. La spesa più alta per le famiglie del Centro-Sud deriva dai costi sostenuti per il trasporto dei rifiuti fuori Regione, per la mancanza di impianti in loco. Come migliorare il settore Sono troppi gli operatori e troppi i gestori specializzati nelle fasi a monte o a valle della filiera, con un numero limitato di grandi operatori in grado di assicurare la chiusura del ciclo nell’ ottica dell’ economia circolare. Il numero di aziende attive nel settore dei rifiuti supera le 650 unità (escluse le gestioni in economia): il 52% è specializzato nelle fasi di raccolta e trasporto, il 20% è operativo sia nelle fasi di raccolta sia nella gestione diretta di uno o più impianti di recupero e smaltimento, mentre il restante 28% è specializzato nella gestione impiantistica. In streaming Rincari delle materie prime: serve un’ economia più circolare di Edo Ronchi* 05 Aprile 2022 Nel settore, molti enti locali gestiscono in economia il servizio: secondo i recenti dati pubblicati da Arera , i Comuni attivi in una o più fasi del servizio sono più di 6.300 , per un totale complessivo (tra aziende e enti locali) di 7.253 soggetti attivi nel comparto; il 70% di questi dichiara di svolgere soltanto un’ attività (per gli enti locali tipicamente la riscossione della Tari), mentre il ciclo integrato è svolto solo dal 2,4% dei soggetti. “Lo studio – commenta il vicepresidente vicario di Utilitalia, Filippo Brandolini – evidenzia l’ importanza di una gestione industriale dell’ intero ciclo dei rifiuti, la necessità di realizzare impianti soprattutto al Centro-Sud e l’ urgenza di superare le frammentazioni gestionali. Si tratta di tre elementi fondamentali per la piena affermazione dell’ economia circolare, che consentirebbero inoltre di risparmiare materia prima e di produrre energia rinnovabile, offrendo un importante contributo nel percorso verso la decarbonizzazione”.

FONTE: https://www.repubblica.it

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