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Il Recovery è l’ occasione da non perdere per una Pubblica amministrazione finalmente smart

Il report di Bankitalia individua luci ed ombre di una digitalizzazione che deve ancora accelerare. Il nodo delle risorse e del personale poco tecnologico
Il report di Bankitalia individua luci ed ombre di una digitalizzazione che deve ancora accelerare. Il nodo delle risorse e del personale poco tecnologico

La pubblica amministrazione sta accelerando sul fronte della digitalizzazione anche se tale percorso non è sempre così veloce. È questa, in sostanza, la fotografia scattata da Banca d’ Italia in un report sullo stato dell’ arte dell’ informatizzazione delle amministrazioni pubbliche locali pubblicato in questi giorni. “Prima dell’ arrivo del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – spiega in un’ intervista con Huffington Post Luigi Cannari, Capo del Dipartimento Mercati e Sistemi di Pagamento a Palazzo Koch – il problema principale riscontrato dagli enti pubblici era prima di tutto la mancanza di risorse e di professionalità tecniche”. L’ indagine, condotta nel 2020 su un campione di circa 550 enti locali – Regioni, Province, Comuni, ASL, ad esempio – è la settima rilevazione effettuata dai tecnici di Bankitalia per capire qual è il grado di informatizzazione dei nostri enti locali. L’ attenzione è stata posta, in particolare, sulla capacità di utilizzo di nuove tecnologie, come gli strumenti di pagamento elettronici e le infrastrutture abilitanti previste dai piani nazionali per l’ informatica nella PA. “Nonostante i progressi conseguiti negli ultimi anni, il percorso verso il modello di crescita del Paese attraverso l’ economia digitale disegnato dalla Commissione Europea è ancora in buona parte da realizzare. Siamo però convinti che oggi – afferma Cannari – tra le risorse e il personale messi in campo dal PNRR e dal Piano Strategico di Sviluppo del Capitale Umano della PA sia un momento propizio per il salto di qualità sul fronte della digitalizzazione”. In effetti, l’ arrivo di cospicue risorse europee può rivelarsi l’ occasione giusta per dare quel passo in più alle pubbliche amministrazioni, soprattutto quelle locali, in chiave digitale. Fino al 2020, si legge nell’ indagine, il problema principale sulla strada della modernizzazione delle strutture pubbliche era proprio la scarsità di risorse a disposizione. A ruota, segue un altro grande ostacolo: il capitale umano. “Il 59 per cento degli enti segnala una carenza di personale con adeguata formazione“. E poi, gli enti locali lamentano i costi eccessivi delle nuove strumentazioni, le difficoltà organizzative, uno scarso coordinamento da parte delle amministrazioni superiori. Il governo conosce bene queste problematiche. E infatti nel PNRR è previsto un capitolo – quello denominato Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA – destinato ad intervenire proprio in questo ambito, con investimenti pari a poco meno di 10 miliardi di euro. In particolare, il grosso delle risorse, circa sei miliardi, è destinato alla digitalizzazione della PA. Fondi europei ma non solo, perché di assoluto rilievo è anche la Strategia Italia Digitale 2026 , che si concentra sullo sviluppo di un’ efficiente connettività a banda ultra-larga su tutto il territorio nazionale, e che è destinata ad aiutare anche e non solo le pubbliche amministrazioni locali più in difficoltà su questo versante. “Intendiamoci, nel nostro paese, negli anni passati, ci sono state delle buone iniziative per migliorare la digitalizzazione della PA” chiarisce Cannari di Banca d’ Italia. “Pensiamo al codice dell’ amministrazione digitale, ai piani triennali per l’ ICT curati dall’ Agenzia Italia Digitale, che hanno guidato lo sviluppo di progetti come l’ anagrafe nazionale per la popolazione residente, l’ utilizzo della PEC e la fatturazione elettronica; quest’ ultima, in particolare, è stata una iniziativa di grande successo. Altre ancora stanno vivendo un’ accelerazione in tempi recenti, soprattutto nel periodo della pandemia, come nel caso di SPID. Insomma, le iniziative ci sono state, la direzione è quella giusta, ma bisogna accelerare se non vogliamo tornare a parlare di ‘occasioni mancate’, come è capitato spesso in passato”. Un esempio di infrastruttura introdotta di recente finita sotto la lente di ingrandimento di Via Nazionale è PagoPA, il sistema di pagamenti elettronici realizzato per velocizzare e rendere più semplice qualsiasi pagamento verso la pubblica amministrazione. Grazie ad esso, il cittadino può pagare digitalmente tributi, tasse, utenze, rette, quote associative e bolli con pochi click. L’ entrata in funzione di PagoPA si è sviluppata su più anni, con alti e bassi. Come afferma l’ indagine, gli enti pubblici dovevano aderire al sistema entro la fine del 2016, “termine poi prorogato a più riprese, da ultimo al 28 febbraio 2021, con il DL Semplificazioni del 2020”. Comunque, nonostante i continui rinvii, al momento in cui è stata condotta la rilevazione, “la larga maggioranza degli enti erano collegati alla piattaforma (88 per cento)”. Sul fronte dei pagamenti, in generale, vi sono ampi margini di miglioramento. Soprattutto se pensiamo ai canali di pagamento messi a disposizione della cittadinanza. “I dati raccolti – si legge nel documento – mostrano che la maggior parte degli enti continua a basarsi prevalentemente su canali di pagamento ‘fisici’, avvalendosi delle filiali del proprio tesoriere (79 per cento dei casi), spesso affiancata da sportelli presso l’ ente (quasi la metà)”. Rispetto all’ indagine del 2017 c’ è stata una generale crescita dell’ utilizzo di ATM e POS, oltre che dei siti web. Tuttavia, solo il 37 per cento degli enti consente di pagare tramite sito web. 5 regioni su 20, invece, consentono il pagamento attraverso smartphone o tablet. Altro punto chiave, che emerge con chiarezza nell’ indagine, è il costante dualismo tra Nord e Sud. “Resta un divario a sfavore del Mezzogiorno, anche se però – sottolineano i ricercatori di Bankitalia ad HuffPost – bisogna distinguere gli indicatori. Alcuni divari si sono ridotti, altri sono invariati. Alcuni si sono ampliati”. Ad esempio, sul fronte delle infrastrutture a disposizione degli enti, le differenze tra Nord e Sud della Penisola sono praticamente impercettibili. La connessione a banda larga e la diffusione di personal computer adeguati a gestire i servizi offerti sono ormai realtà certe dalle Alpi alla Sicilia. “Se però scaviamo nel dettaglio dell’ indagine – proseguono – ci sono differenze in termini di servizi digitali erogati. Se valutiamo l’ efficienza nel permettere all’ utente di completare pratiche amministrative in via digitale – come effettuare un pagamento online – la differenza tra Centro-Nord e Mezzogiorno è significativa”. Nel caso dei pagamenti, infatti, la percentuale di enti che consentono di versare tramite sito web è sensibilmente maggiore nel Nord Italia e nel Centro, con percentuali significative nel Triveneto. “I dati relativi al meridione, invece, mostrano scostamenti negativi rispetto alla media nazionale in tutti i canali di versamento alternativi a quello postale”. Luci ed ombre, quindi, emergono dall’ approfondita indagine condotta da Via Nazionale. “Ci sono anche punte di estrema eccellenza nella nostra pubblica amministrazione, non dimentichiamolo” conclude Cannari. Circa la metà degli enti ha infatti adottato tecnologie di cloud computing, mentre già il 13% delle strutture utilizza soluzioni basate su strumenti hi-tech come Big Data, Intelligenza Artificiale (AI), Internet Of Things (IOT) e tecnologie blockchain. “Tra PNRR e assunzione di personale adeguatamente formato ci aspettiamo cambiamenti rilevanti. Ne parleremo nella prossima indagine, prevista per il 2024″.

FONTE: https://www.huffingtonpost.it

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