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Il Pnrr arruola anche i pensionati

Le amministrazioni centrali e gli enti locali titolari di interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, fino al 31 dicembre 2026, potranno conferire, con contratti di lavoro autonomo, incarichi retribuiti a tempo determinato e non rinnovabili
Le amministrazioni centrali e gli enti locali titolari di interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, fino al 31 dicembre 2026, potranno conferire, con contratti di lavoro autonomo, incarichi retribuiti a tempo determinato e non rinnovabili

Il Pnrr arruola esperti, pensionati da più di due anni, e funzionari Ue e di organizzazioni internazionali. Le amministrazioni centrali e gli enti locali titolari di interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, fino al 31 dicembre 2026, potranno conferire, con contratti di lavoro autonomo, incarichi retribuiti a tempo determinato e non rinnovabili, salvo il caso di necessaria proroga, in via eccezionale, per il completamento dei progetti. La chance di tornare al lavoro per dedicarsi ai dossier del Recovey Plan non sarà appannaggio di tutti i pensionati ma solo di coloro che, collocati in quiescenza da più di due anni, siano “esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria” per prestazioni “di natura temporanea e altamente qualificata”, come previsto dal Testo unico del pubblico impiego (art.7 comma 6 dlgs 165/2001). Le amministrazioni che conferiscono gli incarichi dovranno dimostrare che la necessità di arruolare gli esperti in pensione deriva dalla “impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili”. Le p.a. dovranno infine determinare preventivamente durata, oggetto e compenso della collaborazione. La discussa norma che avrebbe aperto indiscriminatamente le porte degli incarichi retribuiti ai pensionati (anticipata su ItaliaOggi del 14 aprile 2022) non è stata del tutto cancellata nel testo finale del decreto legge Pnrr bis approvato in via definitiva giovedì sera dopo un secondo passaggio in consiglio dei ministri. Rispetto al testo del 13 aprile, il nuovo punto di caduta su una questione da sempre spinosa (perché avrebbe introdotto una deroga amplia al divieto tuttora vigente in ottica di spending review che proibisce alle p.a. di attribuire incarichi a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza) è rappresentato da una norma molto più restrittiva che circoscrive la platea dei potenziali beneficiari degli incarichi ai pensionati “esperti” in grado di offrire alle amministrazioni un apporto connotato da caratteri di infungibilità. Ai pensionati arruolati nel Pnrr potrà essere conferito “in presenza di particolari esigenze alle quali non è possibile far fronte con personale in servizio e per il tempo strettamente necessario all’ espletamento delle procedure di reclutamento del personale dipendente” l’ incarico di Responsabile unico del procedimento (Rup) negli appalti, nonché incarichi di progettazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, incarichi di collaudo, nonché incarichi che la stazione appaltante ritenga indispensabili a supporto dell’ attività del Rup. Per potenziare la capacità amministrativa degli enti attuatori del Pnrr, fino al 31 dicembre 2026, potranno essere conferiti incarichi dirigenziali a funzionari di cittadinanza italiana di organizzazioni internazionali o dell’ Unione europea. Concorsi e mobilità attraverso InP.a. Per accedere ai concorsi pubblici e alle procedure di mobilità sarà necessario registrarsi al Portale InP.a. che diventa in questo modo la piattaforma unica per centralizzare le procedure di reclutamento della pubblica amministrazione ma anche delle regioni e degli enti locali, a cui il Portale viene esteso. Rispetto al testo del dl Pnrr bis approvato in via preliminare nel consiglio dei ministri del 13 aprile, quello licenziato definitivamente da palazzo Chigi giovedì sera conferma il 1° luglio come data a partire dalla quale le p.a. centrali e le autorità amministrative indipendenti potranno utilizzare InP.a. per assumere. Dal 1° novembre invece sarà obbligatorio far passare tutte le procedure di assunzione a tempo determinato e indeterminato dal portale InP.a a cui ci si dovrà registrare tramite Spid e carta di identità elettronica. All’ atto della registrazione, gli aspiranti dipendenti pubblici dovranno compilare il proprio curriculum e indicare un indirizzo pec a cui ricevere tutte le comunicazioni relative al concorso. Sul Portale del Reclutamento, le p.a. dovranno pubblicare gli avvisi di selezione e, in un’ apposita sezione, gli avvisi delle procedure di mobilità a cui il personale interessato potrà candidarsi previa registrazione corredata dal cv in formato digitale. Entro il 31 ottobre la Funzione pubblica adotterà protocolli con ciascuna amministrazione per definire le informazioni necessarie per l’ iscrizione al portale, le modalità di accesso e di utilizzo e le modalità per la pubblicazione dei bandi di concorso. Sempre entro il 31 ottobre saranno definite le modalità di utilizzo di InP.a. da parte di regioni e ed enti locali (a cui come detto il portale è esteso per le rispettive selezioni di personale) . Le regole saranno contenute in un decreto del Ministro della pubblica amministrazione, adottato previa intesa in Conferenza unificata. Riforma dei concorsi Finita l’ emergenza, le procedure concorsuali sprint previste dal dl 44/2021 (e che contemplavano nei concorsi per il reclutamento di personale non dirigenziale, lo svolgimento di una sola prova scritta e di una prova orale) vengono riviste. Per i concorsi che verranno banditi dopo l’ entrata in vigore del decreto legge, si prevede che la prova scritta debba essere «almeno una» (il che lascia intendere che possano esservi più scritti) mentre per la prova orale si dispone che essa debba accertare la conoscenza di almeno una lingua straniera. «Il numero delle prove d’ esame e le modalità di svolgimento e correzione», si legge nel decreto, dovranno «contemperare l’ ampiezza e profondità della valutazione delle competenze definite nel bando con l’ esigenza di assicurare tempi rapidi e certi di svolgimento del concorso». Le prove dovranno accertare il possesso delle conoscenze e delle capacità tecniche o manageriali che dovranno essere specificate nel bando e definite in maniera coerente con la natura dell’ impiego per il profilo richiesto.Le prove di esame potranno essere precedute da forme di preselezione predisposte anche da imprese e soggetti specializzati in selezione del personale. Nello svolgimento delle prove, le p.a. avranno piena autonomia. Potranno scegliere la tipologia di selezione che più si adatta a ricoprire i posti messi a concorso e potranno prevedere che, per l’ assunzione di profili specializzati, vengano valutate, oltre alle competenze, anche le esperienze lavorative pregresse.L’ utilizzo di strumenti informatici e digitali, che nella fase acuta della pandemia ha consentito di velocizzare le procedure di selezione, non sarà abbandonato. Anzi, per le prove orali sarà possibile lo svolgimento in videoconferenza garantendo comunque l’ adozione di soluzioni tecniche che ne assicurino la pubblicità, l’ identificazione dei partecipanti, la sicurezza delle comunicazioni e la loro tracciabilità, nel rispetto della normativa sulla privacy. Per i profili qualificati, ad elevata specializzazione tecnica, i concorsi prevederanno una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti e strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite, ai fini dell’ ammissione alle successive fasi concorsuali. I titoli e l’ eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, potranno concorrere, in misura non superiore a un terzo, alla formazione del punteggio finale.

FONTE: https://www.italiaoggi.it

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