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Google accelera in Italia con la sua prima cloud region

Varato il primo data center a Milano, al quale seguirà il secondo a Torino. In questo modo, l' hyperscaler intende porsi quale interlocutore-chiave per le realtà interessate a migrare processi e dati, ma preoccupati dalla territorialità. Tim e Intesa Sanpaolo partner forti del progetto.
Varato il primo data center a Milano, al quale seguirà il secondo a Torino. In questo modo, l' hyperscaler intende porsi quale interlocutore-chiave per le realtà interessate a migrare processi e dati, ma preoccupati dalla territorialità. Tim e Intesa Sanpaolo partner forti del progetto.

Varato il primo data center a Milano, al quale seguirà il secondo a Torino. In questo modo, l’ hyperscaler intende porsi quale interlocutore-chiave per le realtà interessate a migrare processi e dati, ma preoccupati dalla territorialità. Tim e Intesa Sanpaolo partner forti del progetto. Pubblicato il 16 giugno 2022 da Roberto Bonino L’ attesa è finita e Google può finalmente rendere disponibile la prima delle due cloud region pianificate sul territorio italiano. A Milano è operativo la prima delle due infrastrutture, mentre la seconda, allocata a Torino, sarà avviata fra qualche mese. La region appena inaugurata è collegata all’ infrastruttura di Google fatta di cavi in fibra ottica, sottomarini e sotterranei ed è divisa in tre zone. Partner tecnologico del progetto è Tim , che ha supportato la realizzazione delle infrastrutture, puntando, oltre che sulla potenza di calcolo, sulle performance e sulla sicurezza, anche molto sulle caratteristiche di sostenibilità legate all’ ottimizzazione delle emissioni di CO2. L’ altro partner forte dell’ iniziativa è Intesa Sanpaolo , che utilizzerà soprattutto la region di Torino per migrare progressivamente i propri processi. Con Paolo Spreafico , director of customer engineering di Google Italy, commentiamo ragioni e obiettivi di questa iniziativa. Che cosa vi spinge a investire in Italia, nelle region ma non solo? In effetti, nel 2020 avevamo annunciato un piano di investimenti da circa 900 milioni di dollari sul territorio nazionale. Ovviamente, puntiamo a rafforzare la nostra visibilità sulle aziende impegnate nei progetti di innovazione e trasformazione digitale, ma è importante sottolineare come, in base ai dati forniti in modo indipendente dall’ Università di Torino, le nuove region potranno creare fino a 65mila nuovi posti di lavoro in Piemonte e Lombardia entro il 2025, oltre a generare un impatto economico stimabile in 3,3 miliardi di euro. Non possiamo svincolare l’ offerta tecnologica dal supporto all’ economia del Paese. E anche la cultura digitale, come dimostra il progetto Opening Future, che coinvolgerà ventimila studenti nei prossimi sette anni e ingloberà nel cloud almeno diecimila piccole e medie aziende. Paolo Spreafico, director of customer engineering di Google Italy durante la presentazione delle cloud region Su quali elementi punterete per attirare le aziende? La sovranità digitale è un tema rilevante e a questo possiamo aggiungere la disponibilità di un’ architettura Zero Trust e l’ assicurazione sui workload a ulteriore garanzia. Abbiamo appurato come per le realtà italiane la latenza del servizio sia un importante fattore di spinta e questo ci ha portato anche all’ individuazione delle aree geografiche delle nostre region. Appunto, ma perché due sedi così vicine? Molte aziende dispongono di architetture ibride con sedi dislocate perlopiù proprio fra Milano e Torino. La zona fisica conta per poter lavorare in cloud con tempi e velocità accettabili. Inoltre, le due aree sono un’ ulteriore garanzia per le esigenze di disaster recovery, importanti in settori come il finance anche per ragioni normative, anche se sia Milano che Torino sono a loro volta suddivise in tre zone fisicamente separata per la stessa ragione. Va sottolineato, inoltre, che tutto è collegato tramite la nostra rete proprietaria a un insieme di 34 region nel mondo, per supportare anche esigenze di footprint internazionale. Vi espanderete ulteriormente in Italia? Non ci sono preclusioni in tal senso, ma va detto che già ora con il servizio Distributed Cloud portiamo i workload a ridosso del cliente, in logica di edge computing. Nostro intento è anche collaborare con player locali per supportare le esigenze di chi vuole lavorare con architetture multicloud, sfruttando la presenza territoriale di un operatore per la prossimità e noi come provider di riferimento più complessivo. Per chi già lavora con voi e oggi ha i dati allocati su region all’ estero è previsto uno spostamento in Italia? Non ci sarà alcun obbligo o forzatura. La libertà di scelta è un nostro punto di forza. Le realtà più internazionalizzate potranno rimanere nelle condizioni attuali, ma abbiamo già casi di clienti che vorrebbero rimpatriare i dati e il passaggio sarà gestito nel modo più indolore possibile.

FONTE: https://www.ictbusiness.it

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