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Fondi Pnrr al Sud. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia: piani e spese, possibilità e occasioni perdute

Conchita Sannino "Non perda tempo. Non troverà l' ufficio specializzato.
Conchita Sannino "Non perda tempo. Non troverà l' ufficio specializzato.

Né sul Pnrr né su fondi europei. Vuole sapere chi si occupa di risorse comunitarie, tra progettazione e rendicontazione? Io, il primo cittadino. Da anni. A volte di sera o di notte. Ma in tanti sindaci facciamo così. Sono fortunato perché di mestiere faccio il consulente aziendale”. Stefano Pisani è un commercialista che da dieci anni guida una piccola perla del sud Italia, Pollica, nel salernitano, 2500 abitanti che in estate si quintuplicano, dal monte Stella al mare di Acciaroli. E se da poche ore è stato investito del terzo mandato di fila, in questo piccolo paese che ha subìto il trauma dell’ assassinio (impunito) di Angelo Vassallo, il primo cittadino ucciso nel 2010 da camorra e collusioni eccellenti, è anche perché con le sue competenze digitali, quelle che la pubblica amministrazione non è riuscita a costruire e ora chiama skill, supplisce alle notevoli carenze della macchina amministrativa.”Se non facessi così, resteremmo al palo. Vivono enormi difficoltà tutti i 341 Piccoli Comuni della Campania, che rappresento in Anci. Così come le altre regioni. Una situazione drammatica, stiamo correndo un rischio altissimo per tutto il Paese: siamo di fronte alla più grande partita da giocare, dal dopoguerra a oggi, e noi amministratori non possiamo essere lasciati soli”. Quella partita si chiama Pnrr, ma sulla sigla del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza s’ addensano troppe speranze a fronte di enormi carenze. Buchi e cadute, ovunque. Per reiterate dimenticanze dello Stato. E per responsabilità, innegabili, delle classi dirigenti locali. È il banco di prova su cui avevano messo in guardia già i vertici di Svimez, prima ancora dell’ insediamento del governo Draghi. “Il dibattito sulla quota del 40 per cento vale pochissimo se non si affronta il nodo più profondo: la burocrazia è mediamente impreparata per affrontare la sfida”, fotografa lucidamente l’ economista Luca Bianchi, direttore dell’ associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno. +++ TORTA TONDA +++ L’ incubo del flop, il caso Sicilia Gli 82 miliardi destinati come quota al Sud sembrano infatti un miraggio a guardarli dagli uffici desolati di tantissimi Municipi del Sud. Sono tante le voragini: per numero, profili e qualità dei dipendenti pubblici. Dai centri ormai spopolati alle complesse metropoli. Da Mezzojuso in Sicilia o Seminara in Calabria, fino a Lecce, Palermo o a Napoli. Piante organiche falcidiate dai tagli ma anche responsabilità locali nella scelta delle assunzioni. Palazzi ai quali l’ ultimo taglio, targato Quota 100, sta assestando il colpo di grazia. Un paesaggio di inadeguatezza e crepe che ora dà voce alla Grande paura del Meridione italiano: fallire l’ irripetibile occasione di quel 40 per cento del Pnrr, miliardo più, miliardo meno, a seconda di come si distribuiscono le risorse, tra le 6 missioni di cui si compone il Piano. L’ imbarazzante vicenda della bocciatura di 31 progetti siciliani su 31, per varie falle della documentazione, ne è solo la prima rappresentazione. Secondo l’ assessore all’ Economia di Palazzo d’ Orléans, Gaetano Armao, servirebbero ora “dai 300 ai 500 tecnici in Regione Sicilia”, mentre il presidente regionale dell’ Anci, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, stima addirittura un fabbisogno di 15mila dipendenti nei Comuni. «Negli enti locali – osserva Orlando – quota 100 ha facilitato l’ uscita dal servizio. A Palermo avevamo 28 avvocati, adesso ne abbiamo 8. C’ è un solo dirigente tecnico e per assumerne altri 11 abbiamo bandito un concorso che durerà altri quattro anni». È proprio questo il nodo. Palermo, che con 670mila abitanti è la quinta città più popolosa d’ Italia, costringe l’ unico dirigente tecnico in servizio, il 47enne Dario Di Gangi, a turni massacranti: «Il 13 ottobre – racconta l’ interessato – un’ ampia zona della città si è allagata. Io avevo finito alle 19,30: alle 20 mi hanno chiamato e sono dovuto tornare in ufficio per avviare le operazioni di protezione civile. Ho lavorato fino alle 4 e l’ indomani dalle 8 alle 20. Poi, di sera, sono arrivate le istruzioni per il Green pass, che diventava obbligatorio dal giorno dopo: così mi sono dovuto rimettere a lavorare per definire le regole. Il problema è che così il rischio di errore è enorme». Soprattutto adesso, appunto con il Pnrr: «Con il Recovery plan – sbuffa Di Gangi – sarà difficilissimo. Abbiamo un parco progetti enorme, ma se ci si dedica a quello bisogna tralasciare altro. Ogni volta che mi concentro su qualcosa per qualche ora, quando torno in ufficio trovo centinaia di mail, disposizioni, proposte di delibera». +++ BOX SICILIA+++ Sos assunzioni, l’ appello dei sindaci “Abbiamo una macchina comunale disastrata”, ha scosso la testa Gaetano Manfredi, il primo giorno in cui è entrato al Comune di Napoli. Il neo-sindaco della capitale del sud sapeva di trovare conferma ai suoi più amari timori. E ora spiega a Repubblica: “Dirigenti ridotto all’ osso, una percentuale di laureati bassa rispetto al centro e nord Italia. Ma soprattutto: abbiamo bisogno di tecnici e professionisti esperti di progettazione e rendicontazione. E senza queste risorse rischiamo di partire con gravi svantaggi e seri rischi verso l’ occasione del Pnrr“. Il suo staff aveva già compiuto una approfondita ricerca, durante la campagna elettorale, scoprendo gli stessi vuoti che ora spingono centinaia di amministratori in tutto il Mezzogiorno a vibrati appelli. Dopo la costruzione della governance e le semplificazioni amministrative, il “Decreto Reclutamento della Pa” si poneva come il terzo pilastro per l’ attuazione del Piano. Ma la realtà restituisce le proporzioni reali degli investimenti: se 500 unità di personale non dirigenziale, elevabili a 800, sono assorbite dal livello centrale per governance e rendicontazione finanziaria, e circa 350 sono destinate al digitale, la parte del leone la fanno i quasi 22mila nuovi assunti per la giustizia. E gli enti locali? Esaurite da mesi le speranze di risolvere i nodi con il concorsone dei 2800 dipendenti (ne sono stati reclutati poco più di 800, in tutta Italia: e i professionisti più preparati quasi sempre hanno detto no a un contratto a tempo, nel pubblico), il governo, con Brunetta e Carfagna, cerca di correre ai ripari con iniezioni temporanee di tecnici e funzionari. +++ GRAFICO DIPENDENTI COMUNALI? +++ Dal Ministero della Pubblica amministrazione è già da mesi in corso il bando per la task-force di 1000 tecnici, da assumere con contratti di collaborazione. Che andranno soprattutto in soccorso dei piccoli comuni. Manfredi, da Napoli, ha già fatto sapere che invece di 20, gliene servirebbero “almeno 70-80”. Anche dal Ministero per il Sud è appena stato lanciato il bando per 2022 funzionari. Basteranno? “Noi pensiamo che occorrano nei Comuni del Sud almeno 5 mila assunzioni straordinarie di giovani tecnici qualificati soprattutto nell’ area della rendicontazione, del digitale e della competenza legale – sottolinea Carlo Marino, sindaco appena riconfermato a Caserta e presidente di Anci Campania – Un numero che può bastare a patto che vada in porto il piano di 60 mila assunzioni fino al 2024 previsto dalla legge di Bilancio. Senza assunzioni nei Comuni la territorializzazione dei fondi Pnrr rischia di andare gambe all’ aria.È impensabile che la Campania possa spendere 7,364 miliardi già assegnati senza un ruolo attivo degli enti locali. Al Governo diciamo: non basta far ripartire le imprese, devono ripartire anche i Comuni”. Ad Aversa, comune dell’ emergenza ambientale Terra dei fuochi, tra Napoli e Caserta, il sindaco Alfonso Golia sfoglia i suoi appunti dietro la scrivania: “Siamo al collasso. Un solo dipendente per tutta l’ area Urbanistica: e avremo altri 40 pensionamenti tra 2021 e 2022. Rischiamo di non poter progettare nonostante i 2 milioni stanziati dalla Regione Campania per supportare i Comuni. Anche il famoso concorso dei 2800, al di là delle buone intenzioni di Brunetta, è stato una beffa”. Golia mostra una mail: “Ho scritto all’ Anci, lo avevo già fatto con l’ ex ministra Dadone. Serve un intervento coraggioso e radicale. Altrimenti, dovremo decretare che la sussidiarietà sancita dalla Costituzione è solo una chimera”. Le sfide dell’ inclusione. E il Sud contro il Sud. L’ altro possibile esito, oltre al fallimento, non sarebbe comunque auspicabile: assistere a distribuzioni squilibrate nell’ ambito dello stesso Mezzogiorno. Tra Regioni più strutturate, come Campania e Puglia, che sanno come aderire alle misure disponibili, e altre più disastrate come Calabria e Lucania. La competizione interna è già un concreto scenario. La Puglia, per suoi meriti, fa già da «asso pigliatutto» e batte tutte le altre regioni con l’ ok a tutti i 21 progetti di rigenerazione urbana e di edilizia residenziale pubblica: aggiudicandosi 400 milioni di euro. Eppure, anche ad affacciarsi su Bari, il gap esiste ed è forte rispetto alle regioni del nord. Stando a un’ elaborazione dell’ Ifel (Istituto per la finanza e l’ economia locale, fondazione dell’ Anci), messa a punto a febbraio di quest’ anno, la Puglia ha 14.795 dipendenti comunali, cioè un rapporto di 3,7 dipendenti comunali per mille abitanti, contro i 5,9 dell’ Emilia, i 6,3 della Toscana, i 9 di Sicilia e Valle d’ Aosta. Al comune di Bari attualmente lavorano 1.800 dipendenti nell’ amministrazione, ma la pianta organica ne prevede circa 2.800. E a confermare l’ allarme nelle ultime ore è anche il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini: “Abbiamo 373 dipendenti, rispetto ai 722 della soglia minima: 350 unità in meno. Queste sperequazioni ostacolano il percorso dei territori”. Sono le prove generali di Sud contro sud? “Il pericolo – conferma il direttore generale dell’ associazione dei primi cittadini in Sicilia, Mario Emanuele Alvano – è che proprio Puglia e Campania, più attrezzate di noi in termini di organico, ci facciano concorrenza, visto che è previsto un vincolo del 40 per cento per il Mezzogiorno, ma non una quota per singola regione». Il colmo. Quella pioggia di miliardi concepita dall’ Europa proprio come risposta al divario più grave dell’ Italia, ne aggiungerebbe un altro alla lista. +++BOX PUGLIA? +++ I progetti della svolta: dagli asili ai beni antimafia È in gioco il futuro di intere comunità. Il cui destino – cioè la qualità di strade, scuole, trasporti, sanità e sviluppo – dipende da questa occasione di svolta. Che contempla opportunità importanti. Basta citare solo alcuni dei bandi, a misura di Mezzogiorno, che potrebbero cambiare il volto di molte aree depresse. Si parte dai 700 milioni di euro per asili nido e scuole materne (solo una fetta dei complessivi 2,7 miliardi che andranno al Mezzogiorno su questa sola voce) per andare ai 630 milioni per la realizzazione delle Zes (le Zone economiche speciali), con connettività tra strade e porti, per i quali ultimi sono previsti in tutto 1 miliardo e 200 milioni. Si va dai 300 milioni per le 72 aree interne, a rischio spopolamento, ai 350 milioni per i cosiddetti Eco-sistemi dell’ Innovazione, sul modello dell’ Academy Apple di San Giovanni a Teduccio, realtà modello sorta alla periferia est di Napoli. O ancora: dai 300 milioni per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, un fronte su cui lo Stato ha perso in questi anni troppe occasioni, ai 220 milioni per il contrasto alle povertà educative. +++ GRAFICO PROGETTI +++ Molte speranze, appese a esili fili. Al punto che quando una buona notizia fa capolino, si vanno a controllare le carte più volte, come è accaduto a Roma in queste ore. Dopo le polemiche sulla clausola del co-finanziamento per gli asili nido, infatti, che privilegiava la ricca Lombardia contro vari comuni meridionali, qualcosa è cambiato. “Sul quel bando di 700 milioni – raccontano dagli uffici tecnici del Ministero guidato dalla Carfagna – si scopre che è stato assegnato ai Comuni del Mezzogiorno non il 40, ma il 45 per cento. Segno che la gran parte degli enti locali si era preparata e aveva pianificato le sue richieste”. Resta un dato. “Per la prima volta nella storia del Mezzogiorno repubblicano”, sottolinea ancora Bianchi di Svimez, “ci sono tanti soldi e toppa paura di perderli. Adesso occorre risolvere per tempo. Io vedo una sola strada: provare a organizzare dei Centri di competenze territoriali, grazie alle Università. Da coprire, come in analoghi casi, con le quote del Pnrr destinate all’ assistenza tecnica. Altrimenti non se ne esce. Basti dire che se nel Nord Italia la quota di personale laureato negli enti locali arriva alla media del 25 per cento, al Sud scende fino al 10 per cento. Come avviene a Palermo. E questo non può non avere conseguenze”. ++++ GRAFICO DIPENDENTI COMUNALI LAUREATI +++ La Calabria, e quello “straniero” arrivato dal Veneto Eppure, c’ è un punto geografico preciso in cui sembrano guardarsi negli occhi – per beffa del caso, o virtuosa coincidenza – il Nord più smart e il Mezzogiorno più arretrato. È Seminara, in dote lo splendido scorcio di Cala Janculla sulla costa Viola, 2500 abitanti in provincia di Reggio Calabria: dove il sindaco, insediatosi solo dieci giorni fa, è Giovanni Piccolo, 31 anni, laurea in Legge, due master e soprattutto un incarico da funzionario in Veneto, nel settore “Fondi europei e rendicontazione”. A 1200 chilometri di distanza, appunto, negli uffici guidati da Zaia. Piccolo ha deciso di tornare nel suo paese d’ origine. E ha scoperto, ad esempio, che “sui 25 compagni di classe che eravamo alle medie, 20 sono emigrati”. Cogliere la chance del Pnrr, da queste parti, significa partire per la luna. O quasi. “La legge non mi chiede di scegliere e quindi continuerò a lavorare per la presidenza della Regione Veneto, in gran parte in smart working grazie a una profonda formazione che abbiamo seguito. E intanto proverò a risollevare le sorti del mio comune. Le carenze? Incredibili. Non ho neanche un segretario comunale, dirigenti quasi zero. Poi sono entrato nell’ ufficio Bilancio: ho scoperto che ho un solo dipendente di categoria A, cioè con la terza media, raccapricciante. La colpa, tuttavia, è anche della politica locale, e dei Comuni che non si sono mai posti il problema della formazione. Ma non possiamo perderci d’ animo. E ho appena chiesto aiuto alla task-force messa a disposizione dal Ministero della Pa: almeno un funzionario a tempo, proprio per i progetti sui fondi del Recovery”. Non va meglio a Palmi, dove il primo cittadino Giuseppe Ranucci, scuote la testa: “Eravamo 350 dipendenti fino a una decina di anni fa, ora siamo a 70. C’ è una totale inadeguatezza anche in termini di qualità. Nel settore Ambiente e Urbanistica abbiamo solo 3 persone, con due funzionari e un amministrativo, per centinaia di pratiche sulle più svariate attività. Aspettiamo questi investimenti come la terra promessa. Ma è come se non avessimo gambe per correre”. Come non comprendere lo scetticismo. “Il Pnrr prevede poli di interventi sulla Sanità di prossimità, di cui abbiamo un bisogno profondo – aggiunge Ranucci – Eppure da oltre 14 anni, qui nella Piana di Gioia Tauro, aspettiamo l’ ospedale: costo 150 milioni, per il quale ci sono voluti 13 pareri e non c’ è stata neanche la prima pietra”. Accade nella Regione che paga 300 milioni l’ anno per l’ emigrazione sanitaria dei suoi abitanti. Da un palazzo affacciato sul verde e la costa di Pollica, in Cilento, il primo cittadino Pisani non fa che raccogliere disagi e preoccupazione di tanti suoi colleghi. “Tante e diverse piattaforme digitali con cui interagire per i progetti Pnrr, troppe. E sono 12 o 14 i pareri per ogni processo. Il personale è rimasto troppo indietro”, riflette quel sindaco-commercialista subentrato al coraggioso Vassallo, uno che alla rinascita del suo pezzo di Sud ha sacrificato la vita. “Se non corriamo ai ripari subito – aggiunge Pisani – saremo costretti tra qualche anno a raccontarci della grande opportunità persa, alla scomparsa dei grandi valori culturali, storici, ambientali conservati dai piccoli comuni che ancora presidiano le aree di margine. La sfida ci si pone di fronte come il gigante Golia (burocrazia e modernità) davanti al piccolo Davide. Credo che stavolta il coraggio, il sacrificio e l’ abnegazione non saranno sufficienti”.

FONTE: https://www.repubblica.it

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