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Fondi pensione sempre più attenti a criteri Esg, ma ancora timidi su engagement

Per i fondi pensione negoziali il rispetto dei criteri Esg è una pratica sempre più acquisita, con una crescita continua dei processi e dell' attenzione per il tema sostenibilità
Per i fondi pensione negoziali il rispetto dei criteri Esg è una pratica sempre più acquisita, con una crescita continua dei processi e dell' attenzione per il tema sostenibilità

Per i fondi pensione negoziali il rispetto dei criteri Esg (Environmental, Social and Governance) è una pratica sempre più acquisita, con una crescita continua dei processi e dell’ attenzione per il tema sostenibilità, anche se al capitolo engagement c’ è ancora molto da fare. È quanto emerge da “L’ Esg applicato dai fondi pensione”, ricerca di EticaNews realizzata per Assofondipensione, l’ associazione dei fondi pensione di categoria. L’ indagine ha analizzato le risposte di 25 fondi pensione a un questionario di 44 domande.Si registrano segnali di crescita in gran parte dei punti chiave: sale al 68% la quota dei fondi dotati di una policy sugli investimenti Esg, dal 50% dello scorso anno e dal 38% del 2019. Chi non ha adottato una policy specifica è perché, in tre casi su quattro, ha integrato i principi Esg nelle gestioni (anche se in due casi su tre ha in animo di definire in futuro una policy specifica). Una scelta che segue criteri di compliance e riduzione del rischio (per il 71% delle risposte).Il più evidente segnale di una crescita d’ attenzione per la tematica Esg è data dalla crescita del numero dei fondi pensione che hanno deciso di affidare il tema ad una risorsa esperta: il 47% nel 2022 contro il 41% dello scorso anno, il 35% del 2020, il 19% del 2019 e il 17% del 2018. Fin qui tutto bene, ma oltre alle scelte di portafoglio, quando si tratta di far derivare una serie di comportamenti dai principi Esg, i fondi pensione mostrano una minor dinamicità: solo il 24% dei partecipanti al sondaggio è tra i firmatati dei Principle for Responsible Investment (Pri) delle Nazioni Unite.Da sottolineare che il 76% dei fondi non ha mai consultato i propri aderenti nelle scelte in materia Esg; lo ha fatto il 16%, un dato in crescita rispetto al 9% dello scorso anno. Ma le carenze maggiori si registrano al capitolo engagement: meno di un terzo dei fondi dichiara di aver avviato un confronto sui criteri Esg con gli asset in cui ha investito: il 32% quest’ anno, in calo rispetto al 45% dello scorso anno, il 55% del 2020 e il 63% del 2019. Il motivo? Nel 53% dei casi a causa dei costi e della mancanza di best practices e standard cui adeguarsi (oltre che la carenza di competenze e risorse professionali, nel 41% dei casi).Problema non da poco, in vista dell’ entrata in vigore, l’ anno prossimo, degli standard tecnici e delle ultime modifiche del Regolamento (UE) 2019/2088 – Sustainable Finance Disclosure Regulation, Sfdr – che definisce i requisiti di trasparenza per gli investimenti sostenibili, su cui la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) ha giocato d’ anticipo preparando il terreno normativo per i fondi italiani, relativamente alle informazioni da inserire nella nota informativa. «Si conferma, dice Luca Testoni, direttore di ETicaNews, la difficoltà di tradurre in concreto le ambizioni di engagement con le aziende, in quanto si tratta di attività che richiedono ancora notevoli sforzi (e costi) di struttura e di know how».Per Salvatore Casabona, segretario di Assofondipensione, «È sempre più significativa la presenza di professionalità dedicate agli Esg nell’ organizzazione del fondo pensione. Aumenta la consapevolezza che l’ integrazione dei fattori Esg contribuisce a gestire il rischio in maniera più efficace. I progressi tangibili evidenziati dai risultati della ricerca incentivano Assofondipensione a continuare a lavorare per sviluppare l’ interesse verso le tematiche Esg e facilitare il processo di adeguamento graduale agli obblighi normativi attraverso l’ esercizio consapevole delle attività di engagement».

FONTE: https://www.ilsole24ore.com

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