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Esg, profitti e giustizia sociale

3,30 min La transizione verde, se davvero ci sarà come previsto dall' EU Green Deal, sarà il vero fattore determinante per un cambiamento culturale e sociale verso una maggiore giustizia sociale
3,30 min La transizione verde, se davvero ci sarà come previsto dall' EU Green Deal, sarà il vero fattore determinante per un cambiamento culturale e sociale verso una maggiore giustizia sociale

3,30 min La transizione verde, se davvero ci sarà come previsto dall’ EU Green Deal, sarà il vero fattore determinante per un cambiamento culturale e sociale verso una maggiore giustizia sociale Sergio Focardi Giustizia sociale è il terzo obiettivo dell’ European Union Green Deal, il grande progetto ambientalista dell’ Unione Europea. Mentre eccessive ineguaglianze di reddito e ricchezza sono denunciate in libri e articoli sia accademici che giornalistici e anche la pratica della finanza sembra essere sensibile a questioni sociali ed ambientali con gli investimenti Esg – Environment, Social, Governance, possiamo davvero dire di essere prossimi ad un cambiamento sociale? Quale sarà l’ impatto sugli investitori? Le economie moderne sono sistemi economici segmentati in sub-economie che si muovono a velocità molto diverse. Piketty e collaboratori [1] hanno chiaramente mostrato le tendenze dei sistemi economici moderni a creare crescenti ineguaglianze. Piketty ha sostenuto che la principale sorgente di ineguaglianza sociale è la differenza fra il rendimento del capitale r e il tasso di crescita economica g . Il tasso g riflette la crescita del GDP (Gross Domestic Product) e quindi la crescita dei consumi. L’ idea di Piketty è che il capitale cresce molto più rapidamente dei consumi (in questo articolo il valore del capitale è essenzialmente la capitalizzazione di mercato delle aziende che producono l’ output economico). Se confrontiamo in Figura 1 i grafici del pil globale e dell’ indice S&P500 dopo un cambiamento di scala per farli partire allo stesso punto, questa conclusione sembra plausibile. La realtà però può essere molto più complicata data la natura complessa ed evolutiva delle economie moderne. L’ articolo The economic theory of qualitative green growth [2] discute come GDP e crescita siano concetti mal definiti. Il GDP nominale è una variabile osservabile ma il GDP reale è un termine teorico la cui definizione dipende dalla teoria stessa. Inoltre, la natura complessa evolutiva delle economie moderne crea delle differenze di crescita dovute alla complessità stessa dell’ economia. Ad esempio, il valore di azioni quali Tesla è cresciuto di 10 volte nello spazio di due anni. Figura 1. Grafico pil globale e S&P500 normalizzati, dal 1 gennaio 1987. La linea rossa rappresenta il GDP, la linea blu l’ S&P500. Dati da tratti da FRED – Federal Reserve Economic Data. L’ accrescimento del capitale a velocità maggiore dell’ accrescimento dell’ economia (pil) è sicuramente un fattore che produce profonde ineguaglianze sociali data l’ ineguale distribuzione del capitale. Ricordiamo che il valore del capitale è essenzialmente il valore delle azioni delle aziende che producono l’ output economico. Questo valore scaturisce dall’ incontro di domanda e offerta di titoli finanziari. A sua volta la domanda è determinata dai profitti aziendali e dalle azioni della Banca Centrale. Pertanto cerchiamo ora di analizzare il circuito del profitto. Come noto, un’ economia capitalistica si basa sull’ azione di imprenditori che organizzano la produzione di beni e servizi cercando di realizzare un profitto e di capitalisti che forniscono i fondi necessari. Nella sua forma più semplice, un’ economia capitalistica può essere vista come una macchina produttiva che produce beni e servizi. Una parte dei beni e servizi prodotti è consumata dai salariati , la parte restante costituisce il profitto che a sua volta è suddiviso in investimento e consumo dei capitalisti. La famosa equazione di Kalecki si scrive, nell’ ipotesi semplificativa che i salariati spendano tutto il salario e non contraggano debiti, P=C+I, dove P è il profitto, C il consumo dei capitalisti, I l’ investimento. Questa equazione è importante perché fissa le relazioni di base di un’ economia capitalistica. Osserviamo esplicitamente che in questa configurazione economica non esiste profitto monetario. Marx fu il primo ad osservare che se i salariati possono spendere solo M’ inferiore o uguale al loro salario M, i capitalisti non possono fare un profitto monetario. Nella sua forma essenziale il profitto è costituito da beni e servizi. In altre parole, i capitalisti consumano ma non possono accumulare denaro. La realtà economica attuale è più complicata dello schema precedente per almeno due motivi. Primo motivo, i salariati si indebitano e possono consumare più di quanto consentito dal loro salario. L’ indebitamento dei salariati consente ai capitalisti di fare un profitto monetario. Infatti, ad ogni ciclo produttivo le aziende incassano M”M, cioè incassano più di quanto hanno pagato in salari. La differenza M”-M è il profitto monetario che i capitalisti accumulano in eccesso del loro consumo. Il profitto monetario accumulato ha permesso alle aziende di accumulare denaro in quantità tale da essere in aggregato creditori netti, mentre i privati in aggregato sono debitori netti. Secondo motivo, i capitalisti posseggono le aziende sotto forma di azioni che sono trattate sui mercati finanziari. I profitti monetari contribuiscono a creare domanda per le azioni. Se la domanda aggregata cresce, il valore delle azioni cresce. Le operazioni di Quantitative Easing hanno creato domanda di titoli finanziari incluso azioni, provocando un aumento di prezzo e una diminuzione dei tassi di sconto. Esiste un fenomeno moltiplicativo per cui i capitalisti guadagnano sia attraverso il profitto operativo sia con l’ aumento dei valori delle azioni . I meccanismi di crescita del capitale sono legati alla struttura finanziaria, essa fornisce credito, genera denaro, e crea prodotti finanziari per il capitale. Per concludere, veniamo alle domande iniziali: date le considerazioni precedenti sul profitto, è realistico pensare che ci stiamo muovendo verso un sistema sociale più equo? Quale sarà l’ impatto sugli investitori? Per rispondere, dobbiamo distinguere fra sostenibilità finanziaria, sostenibilità sociale e le conseguenze della transizione verde L’ intera costruzione del profitto delle aziende e dei capitalisti si regge principalmente sulla produzione e distribuzione del profitto reale . E’ una questione di capacità produttive e innovative ma è anche una questione di potere che oppone i salariati ai capitalisti. L’ esplosione esponenziale del capitale rispetto al consumo è un fenomeno prevalentemente finanziario. Gli effetti finanziari sono basati sull’ indebitamento dei salariati e sulle operazioni di acquisto titoli delle banche centrali. I debiti vanno ripagati e quindi i salariati possono incrementare il loro consumo al momento dell’ indebitamento ma devono ridurre il loro consumo quando ripagano il debito. Per assicurare un flusso di denaro proveniente dal consumo dei salariati è necessario che l’ economia cresca in continuazione. Analogamente, per assicurare il sostegno al mercato finanziario, è necessario che gli interventi della Banca Centrale crescano in continuazione. Entrambe queste situazioni presentano alti rischi perché un rallentamento della crescita può provocare una crisi finanziaria. Da un punto di vista finanziario, il sistema attuale non può andare avanti indefinitamente. Tuttavia i tempi possono essere molto lunghi e condurre ad inequalità crescenti. Dal punto di vista sociale la concentrazione di potere economico nelle mani di pochi individui sta chiaramente erodendo i concetti di democrazia che erano la base del sistema politico occidentale. Quando un individuo possiede un capitale superiore al pil di una nazione come la Norvegia o di uno stato come l’ Oregon, acquisisce un potere dominante. Non ci sono nei sistemi attuali vincoli automatici che possano contenere tale potere. L’ investimento Esg in realtà ha un impatto sociale limitato per due ragioni. Innanzitutto, le regole Esg si applicano alla formazione di portafogli di aziende trattate sul mercato secondario e quindi con effetti solo secondari quali reputazione e immagine verde. Inoltre, l’ investimento Esg è comunque una ricerca di profitto guidata da regole di sostenibilità che hanno effetti legati più all’ efficienza delle aziende che alla giustizia sociale La transizione verde, se davvero ci sarà come previsto dal European Union Green Deal, sarà il vero fattore determinante per un cambiamento culturale e sociale verso una maggiore giustizia sociale. La transizione verde richiede il passaggio da un concetto di crescita quantitativa ad un concetto di crescita qualitativa che è inerentemente centrato su temi sociali , come abbiamo discusso nell’ articolo The economic theory of qualitative green growth . La transizione verde avrà un impatto sugli investitori non a causa dei cambiamenti tecnologici e di consumo ma perché imporrà un più elevato livello di cooperazione e quindi di eguaglianza sociale. [1] Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo , Bompiani , 2014, ISBN 978-8845297458 . [2] Frank J. Fabozzi, Sergio Focardi, Linda Ponta, Manon Rivoire, Davide Mazza, The economic theory of qualitative green growth, Structural Change and Economic Dynamics * Sergio Focardi insegna economia della complessità alla Franklin University Switzerland di Lugano, Svizzera. L’ autore ringrazia La Dott.sa Miretta Giacometti, già titolare del corso ‘Economia dell’ Innovazione’ presso l’ Università di Bologna, che ha attivamente commentato le diverse stesure di questo articolo. . Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter! Registrati sul sito, entra nell’ area riservata e richiedila selezionando la voce ‘Voglio ricevere la newsletter’ nella sezione ‘I MIEI SERVIZI’.

FONTE: https://www.focusrisparmio.com

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