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Economia circolare, la sfida di piccole e medie imprese. Un investimento o un costo?

La «Arti Grafiche Reggiani» è un' azienda come ce ne sono tante in Italia: un' impresa familiare nata negli anni Sessanta che oggi ha una dozzina di dipendenti
La «Arti Grafiche Reggiani» è un' azienda come ce ne sono tante in Italia: un' impresa familiare nata negli anni Sessanta che oggi ha una dozzina di dipendenti

La «Arti Grafiche Reggiani» è un’ azienda come ce ne sono tante in Italia: un’ impresa familiare nata negli anni Sessanta che oggi ha una dozzina di dipendenti. A distinguerla, lo scorso anno, stata la. L’ abbiamo ottenuta per il brevetto di Eco-Logiko, un in solo cartoncino, spiega la responsabile qualit . Il prodotto stato ideato col sostegno dele, come spiega la ricercatrice Sara Zanni, si stima che, una volta entrato in commercio, garantir un beneficio equivalente a togliere dalla strada cinquanta auto che inquinano per un anno intero. Quello delle Arti Grafiche Reggiani un esempio di perch dimostra che questo modello pu essere alla , e non solo di grandi aziende e multinazionali. Nell’ economia circolare, i prodotti sono progettati per essere riutilizzati, rigenerati e riciclati. L’ idea di fondo, spiega il Circular Economy Network, imitare , invece, nell’ attuale modello lineare, vengono smaltiti come rifiuti. La differenza si lega anche alla crisi ambientale: La transizione a un’ economia circolare – continua il Circular Economy Network – una delle condizioni necessarie per raggiungere . In un Paese come il nostro in cui le , del 33 per cento dell’ insieme degli occupati del settore privato e del 38 per cento del valore aggiunto del Paese, diventa quindi fondamentale coinvolgerle in modo ampio e sistemico. Oggi, per le Pmi, l’ economia circolare , riprende Sara Zanni. Il limite sono richieste normative sempre pi stringenti che, indipendentemente dalle dimensioni aziendali, vanno in questa direzione. Le opportunit sono , spiega la ricercatrice. Non solo. Le imprese possono anche risparmiare o ridurre la dipendenza da risorse naturali e materie prime. Secondo una recente indagine della Confederazione nazionale dell’ artigianato e della piccola e media impresa (Cna), il attua al suo interno processi di economia circolare: nella maggior parte dei casi, si tratta dell’ acquisto di materiali e prodotti di riciclo o del recupero dei rifiuti per il riutilizzo nella produzione. , che vengono fatte per aumentare l’ efficienza e ridurre i costi, commenta Barbara Gatto, responsabile politiche ambientali di Cna. Difficile quantificarne i risultati. Per le aziende micro e piccole, costoso, complicato e valorizzare coi clienti queste pratiche diventa arduo, aggiunge. Il Centro per la sostenibilit e i cambiamenti climatici, insieme con altre organizzazioni, sta lavorando proprio su questo aspetto. , ragiona la ricercatrice Eleonora Foschi. A suo parere servono indicatori e metodologie che, applicati durante la fase di progettazione, permettano di misurare l’ effettivo beneficio delle alternative proposte. proprio quel che successo con. Il fatto che abbia considerato geniale la nostra idea ci ha spinti a svilupparla. Abbiamo lavorato insieme, riprende Fabbiani di Arti Grafiche Reggiani. L’ azienda arrivata a ideare Eco-Logiko anche grazie alle agevolazioni statali per gli investimenti in questo ambito ed ora spera di . Non , per, possibile prevedere l’ intervento delle Universit in tutte le azioni di economia circolare: necessario che entrino nelle prassi aziendali. Serve una standardizzazione delle metriche a supporto dell’ economia circolare. Una commissione sta lavorando a metodi ed indicatori per la misurazione dei processi circolari. una standardizzazione che andr a vantaggio anche delle Pmi, anticipa Foschi. Quella degliche limita l’ economia circolare. Le norme in materia sono frammentate o da rivedere, , servono strumenti manageriali e gestionali innovativi e la percezione di questo modello, soprattutto tra le imprese che non lo applicano, rimane negativa: un costo pi che un investimento. A migliorare la situazione , che destina 2,1 miliardi per migliorare la capacit di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’ economia circolare. Di questi, 600 milioni di euro andranno per progetti di economia circolare per filiere industriali strategiche: carta e cartone, plastiche, tessile, rifiuti elettrici ed elettronici. A dicembre il ministero della Transizione ecologica ha approvato i decreti per iniziare la selezione mentre, entro giugno 2022, prevista anche l’ approvazione di una Strategia nazionale per l’ economia circolare.

FONTE: https://www.corriere.it

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