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Cybersecurity, la bomba a orologeria del lavoro da remoto

I lavoratori a distanza lamentano gli effetti collaterali delle misure essenziali di sicurezza. Paradossalmente la sicurezza è percepita in diversi casi come un ostacolo al lavoro, soprattutto dai più giovani
I lavoratori a distanza lamentano gli effetti collaterali delle misure essenziali di sicurezza. Paradossalmente la sicurezza è percepita in diversi casi come un ostacolo al lavoro, soprattutto dai più giovani

La sicurezza informatica è paradossalmente percepita come un ostacolo per chi lavora da remoto. È la conclusione a cui arriva il nuovo rapporto HP Wolf “Security Rebellions and Rejections” che ha combinato i dati di un sondaggio online globale di YouGov su 8.443 impiegati che sono passati allo smart working durante la pandemia e un sondaggio globale su 1.100 responsabili delle decisioni IT, condotto da Toluna . Dalle rilevazioni si evince che i tentativi dei team di sicurezza di aumentare o aggiornare le misure di sicurezza per i lavoratori da remoto sono stati spesso respinti. I maggiori problemi sono arrivati dai giovani con un’ età compresa tra 18 e 24 anni. Secondo il sondaggio, questi “nativi digitali” si sentono sempre più frustrati dalla sicurezza che rallenta il lavoro, portando molti ad eludere i controlli. In effetti, il 76% dei team IT ha rivelato che la sicurezza è passata in secondo piano rispetto alla continuità aziendale durante la pandemia da Covid 19 , mentre il 91% ha accusato la pressione di dover compromettere la sicurezza per la continuità aziendale. Quasi la metà (48%) degli impiegati più giovani (18-24 anni) intervistati ha considerato gli strumenti di sicurezza come un ostacolo, portando quasi un terzo (31%) a cercare di aggirare le politiche di sicurezza aziendali per svolgere il proprio lavoro. Quasi la metà (48%) degli impiegati ha confermato che le misure di sicurezza apparentemente essenziali comportano una grande perdita di tempo . Il numero cresce al 64% tra le persone di età compresa tra 18 e 24 anni. Oltre la metà (54%) dei giovani è più preoccupata di rispettare le scadenze che di esporre la propria organizzazione a una violazione dei dati , mentre il 39% non è sicuro sulle regole relative alle politiche di sicurezza. O addirittura non sa se la loro azienda le abbia o meno. Di conseguenza, l’ 83% dei team IT ha convenuto che l’ aumento dei lavoratori a casa abbia creato una “bomba a orologeria” che potrebbe portare alla violazione della rete aziendale. Il rapporto sottolinea poi che molti team di sicurezza si sono impegnati per arginare il comportamento degli utenti e per mantenere i dati al sicuro . Il sondaggio, infatti, rivela che il 91% team IT ha aggiornato le politiche di sicurezza per tenere conto dell’ aumento del lavoro da casa, mentre il 78% ha limitato l’ accesso a siti Web e applicazioni. Non solo, più di un terzo (37%) degli impiegati intervistati ha dichiarato che le politiche e le tecnologie di sicurezza sono spesso troppo restrittive. La maggioranza (80%) dei team IT ha subito respingimenti da parte di utenti a cui non piace che i controlli vengano imposti anche quando lavorano da casa. Secondo l’ 83% dei team IT, applicare policy aziendali sulla sicurezza informatica è impossibile ora che i confini tra la vita personale e quella professionale sono così sottili. Infine, l’ 80% dei team IT ha ammesso che la sicurezza informatica sta diventando un “compito ingrato” perché nessuno li ascolta e il 69% di questi ha affermato di sentirsi come i “cattivi” per aver imposto restrizioni. Il Gusto Da scherzo a realtà: la pizza (surgelata) con bastoncini di pesce fritti.

FONTE: https://www.repubblica.it

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