Home 5 Rassegna Stampa 5 Arriva anche in Italia l’ asfalto fatto riciclando le mascherine anti-Covid. E sostenuto da Cingolani

Arriva anche in Italia l’ asfalto fatto riciclando le mascherine anti-Covid. E sostenuto da Cingolani

Un mese. Un mese ancora. Fino al prossimo 1 aprile. Arrotolate al polso o tenute in tasca per entrare in bar, ristoranti, cinema, teatri, mezzi pubblici, ma anche negli spettacoli all' aperto.
Un mese. Un mese ancora. Fino al prossimo 1 aprile. Arrotolate al polso o tenute in tasca per entrare in bar, ristoranti, cinema, teatri, mezzi pubblici, ma anche negli spettacoli all' aperto.

Le mascherine saranno ancora protagoniste della nostra vita per un mese, poi – in base al decreto del governo atteso nella prima settimana di marzo – saremo tenuti ad usarle soltanto nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private. Comunque andr c’ da presumere che saranno ancora centinaia di migliaia i dispositivi anti covid Ffp 2 o Ffp 3 che, una volta usati, finiranno ogni giorno nel ciclo dei rifiuti. Per questo rimane importante prevederne la raccolta differenziata e il riciclo. Pianeta 2030 ne aveva gi scritto un anno fa: gran parte delle mascherine potranno essere riutilizzate come componente di asfalti speciali. Avevano cominciato gli australiani, con il progetto del Royal Melbourne Institute of Technology (RMIT) e adesso tocca agli italiani, con un programma congiunto lanciato dalle universit della Tuscia e di Bergamo. La nuova vita delle mascherine (ma anche dei camici da lavoro usa e getta), protagoniste dell’ economia circolare . Nasce in Italia – tra le universit della Tuscia e di Bergamo – la ricerca per un nuovo utilizzo dei dispositivi di protezione, trasformati in rivestimenti stradali pi resistenti nel tempo. Il precedente dell’ Australia Un modo nuovo – seppure ormai sperimentato nel continente australe – per ovviare al problema dell’ inquinamento da mascherine, dato che – come ha sottolineato recentemente l’ Organizzazione mondiale della sanit – per ogni giorno di pandemia sono finiti tra i rifiuti qualcosa come 3,4 miliardi di dispositivi medici di protezione. E secondo una stima dell’ Onu diffusa a fine 2021, almeno il 75 per cento delle mascherine utilizzate continua ad essere disperso nell’ ambiente o nel mare. Per fortuna qualcuno dall’ altra parte dell’ emisfero ha pensato potessero essere triturate (naturalmente parliamo delle pi comuni mascherine, private degli elastici e dei metalli all’ altezza del naso) e mescolate a residui di costruzioni edili per creare un nuovo tipo di asfalto. Una trasformazione perfetta per il settore delle infrastrutture: i risultati dei test del “Royal Melbourne Institute of Technology” avrebbero certificato che, per ogni chilometro di strada a due corsie, servono 93 tonnellate di mascherine: qualcosa come 3 milioni di unit . Lo studio Australia: mascherine anti Covid riciclate come componente per asfaltare strade di Andrea Federica de Cesco Il suo nome Supra Interessanti sia gli aspetti economici sia le caratteristiche di resistenza di questo nuovo asfalto “mascherato”. Sempre secondo gli studi effettuati alla Rmit di Melbourne e pubblicati sulla rivista scientifica Science of Total Environment , una tonnellata di aggregato di cemento riciclato (e mescolato a Ffp2 ed Ffp3) costerebbe praticamente la met di quello estratto dalle cave, 21 rispetto a 41 euro, e il propilene contenuto nelle mascherine renderebbe pi elastiche e flessibili le strade, destinate a deteriorarsi in un tempo pi lontano . Fin qui Melbourne, l’ Australia e le sue ricerche. Ma recentemente, decisi passi in avanti sono stati fatti anche nel nostro Paese. Tra la Lombardia e il Lazio nato, si sviluppato , infatti, un’ asse di ricerca scientifica per il riutilizzo non solo delle mascherine ma anche dei camici da lavoro . Il progetto si chiama, “Supra” e gi a partire dal nome, che ricorda un modello di auto pi che grintose della Toyota, si presenta sotto i migliori auspici. Supra, in realt, un acronimo che sta per “Single Use PPE Reinforced Asphalt” ed stato l’ unico progetto, nell’ edizione 2021 del bando per il finanziamento di attivit di ricerca volta alla riduzione dei rifiuti prodotti da plastica monouso, finanziato dal ministero della Transizione Ecologica . I test eseguiti da un team di ricercatori australiani hanno dato ottimi risultati. La miscela composta da mascherine triturate e residui di costruzione risulta perfino pi efficace (e pi economica) di quella impiegata normalmente. Per ogni km di strada a due corsie servirebbero 93 tonnellate di mascherine, pari a 3 milioni di unit In sostanza, tra i ricercatori del Dipartimento di Economia, ingegneria, societ e impresa dell’ universit della Tuscia e il gruppo di ricerca “Virtualization and Knowledge”, del dipartimento di Ingegneria gestionale dell’ Informazione e della produzione dell’ universit degli studi di Bergamo, si cominciato a far sul serio per ci che riguarda la seconda vita sia delle mascherine che dei camici sanitari. Il nostro obiettivo stato quello di rendere gli asfalti ancora pi rinforzati, utilizzando i dispositivi di protezione individuale, come le mascherine e camici realizzati con tessuto non tessuto , ricorda Caterina Rizzi, coordinatrice del gruppo di ricerca “Virtualization and Knowledge” dell’ universit di Bergamo. E come per ogni collaborazione scientifica e di ricerca, prima di tutto occorre una corretta divisione dei compiti. I nostri ricercatori si occuperanno dello studio e della ricerca delle prestazioni dei dispositivi di protezione individuale, attraverso una valutazione ambientale, economica e sociale, spiega Rizzi, aggiungendo che naturalmente utilizzeremo metodologie standardizzate e riconosciute dalla comunit scientifica internazionale con l’ obiettivo di sperimentare e validare un nuovo scenario di economia circolare basato sul riuso di rifiuti plastici derivanti, appunto, dai dispositivi di protezione individuale a fine vita . Per intenderci, mascherine e camici realizzati in tessuto-non-tessuto. ( continua a leggere dopo i link ) Su Pianeta 2030 leggi anche Sommersi dall’ acqua salata. A Dhaka, bere un rischio, soprattutto per le donne di Sara Moraca Ma chi lo sa a cosa corrisponde una tonnellata di CO2?, di Edoardo Vigna La battaglia del foie gras: una sfida per arrivare ad avere allevamenti rispettosi degli animali, di Alessio Cozzolino Farmaci e pesticidi nelle piume degli uccelli marini della Laguna di Venezia, di Valeria Sforzini L’ aereo a idrogeno: nel 2026 l’ Airbus A380 voler a impatto zero, di Leonard Berberi Cronache dal Corno d’ Africa: dove la fame uccide pi del Covid e del clima impazzito, di Peppe Aquaro Come cambierebbe il clima se tutti fossimo vegetariani?, di Alessia Conzonato Alla sbarra le big oil companies americane, accusate di aver truccato i dati sul climate change, di Valeria Sforzini Stop al commercio delle pinne di squalo: un milione di firme sul tavolo dell’ Europa, di Peppe Aquaro Trasformare un rifiuto in risorsa In questo progetto, della durata di sei mesi ( iniziato alla fine dello scorso anno e terminer entro il prossimo giugno), si cerca di andare oltre la soglia di tollerabilit e resistenza di ogni tipo di asfalto esistente. E se gi ben noto quanto siano decisamente resistenti gli asfalti realizzati con fibra di vetro e cellulosa, non resta che capire quanto possano offrire di pi le strade rinforzate dal riuso di rifiuti plastici derivati da mascherine e camici. E, come ricordano Daniele Landi e Christian Spreafico, del team di ricerca bergamasco, ogni anno, a livello globale, produciamo pi di due miliardi di tonnellate di rifiuti indifferenziati. Riuscire a trasformare un rifiuto in una risorsa non solo porta a vantaggi economici, ma permette di ottenere notevoli vantaggi sull’ ambiente e per le persone . E se con Supra riusciranno ad eliminare i rifiuti prodotti dall’ uso dei Dpi e ottenere un nuovo prodotto da utilizzare nell’ ambito della costruzione delle strade, sar come poter trasformare la spazzatura in qualcosa di utile per l’ ambiente e darle il corretto valore economico , aggiungono i due ricercatori. L’ interesse potenziale delle aziende A chi pu essere utile un progetto del genere, ideato dal team di ricerca dell’ universit della Tuscia, coordinato da Marco Marconi, e per il quale previsto un budget di 200 mila euro? Per la verit, ci sarebbe solo l’ imbarazzo della scelta, sembrano rispondere i ricercatori delle due universit coinvolte. Diciamo che gli stakeholders coinvolti in un progetto del genere comprendono sia le aziende coinvolte nella gestione dei rifiuti, desiderose di trasformare un flusso di rifiuto da smaltire in risorsa dal valore aggiunto, ai produttori di asfalti che potranno sostituire i rinforzi attualmente utilizzati con un altro a pi basso costo e di medesime se non migliori performance . Ma senza dimenticarci dei gestori di strade che, grazie alle incrementate performance dell’ asfalto, potranno ridurre i costi di manutenzione delle pavimentazioni stradali, e le amministrazioni pubbliche, che potranno beneficiare dei ridotti costi di manutenzione.

FONTE: https://www.corriere.it

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