Home 5 Rassegna Stampa 5 Applicazioni aziendali: l’ approccio di Axiante

Applicazioni aziendali: l’ approccio di Axiante

Cosa serve per creare applicazioni aziendali di successo?
Cosa serve per creare applicazioni aziendali di successo?

Cosa serve per creare applicazioni aziendali di successo? Per Mirko Gubian , Global Demand Senior Manager di Axiante , questa è la domanda che si pone oggi la gran parte delle organizzazioni, chiamata a ripensare e modernizzare il proprio approccio ai processi e agli strumenti per realizzarli. Cosa serve, quindi, per stare sul mercato con applicazioni veloci, facili da utilizzare e capaci di dialogare con i partner esterni? La tecnologia non è l’ unico driver per garantire il successo di un’ applicazione . Si tratta piuttosto di un prerequisito, ma non è questa a guidarne la realizzazione. Il vero punto di partenza è rappresentato dai processi e l’ elemento chiave è costituito dalle persone che li realizzano . A tutti sarà capitato di iniziare le prime fasi di analisi di un processo partendo dal cosiddetto as is , ovvero dalla situazione attuale. A livello teorico, è un percorso semplice: si mappano i processi in atto, fotografando l’ oggi, e se ne disegnano di nuovi sulla base delle esigenze avvertite dell’ azienda per costruire l’ applicazione che li supporterà. Questa prima mappatura generalmente evidenzia subito delle distorsioni: i diversi attori del processo hanno spesso una visione differente di ciò che avviene e delle persone che sono coinvolte nelle varie fasi. Questi problemi non nascono dall’ utilizzo di una determinata tecnologia o da particolari competenze tecniche. Spesso sono il frutto di una impostazione sbagliata: ci si concentra solo sugli aspetti tecnologici, senza coinvolgere le persone che dovranno usare quelle tecnologie. Ma come possiamo, allora, essere certi che le soluzioni disegnate soddisfano i bisogni del processo e delle persone che vi prendono parte? Mettere le persone al centro: il design thinking La qualità di una soluzione digitale non dipende unicamente dalla tecnologia su cui è basata, ma soprattutto da quanto sia utile per gli utenti. È il motivo che ha reso il design thinking essenziale nello sviluppo delle applicazioni: si tratta di un processo capace di ampliare le prospettive e aiutare a ideare soluzioni più efficienti, sulla base delle necessità specifiche delle persone coinvolte. Grazie a questa metodologia, le persone sono incoraggiate a esplorare alternative e opzioni nuove, analizzando il contesto e allargando la visione a tutti gli attori coinvolti nel processo. Adottare le tecniche del design thinking senza la supervisione di un consulente esperto della metodologia può comportare, però, anche dei rischi. Il pericolo è quello di rimanere bloccati all’ interno della cosiddetta ‘fase divergente’, quella cioè in cui si esplorano soluzioni nuove e alternative, senza mai venire a capo di una decisione. Convergere verso la soluzione ottimale: l’ agile management Le tecniche di design thinking possono essere adattate alla realizzazione di qualsiasi processo, ma il loro impiego nel mondo delle applicazioni va invece affiancato a una corretta metodologia di gestione dei progetti e della pipeline di sviluppo dell’ applicazione stessa. Negli ultimi anni l’ agile management si è ampiamente diffuso nell’ ambito dello sviluppo software, grazie agli indubbi vantaggi che porta alla realizzazione di una soluzione in linea con le aspettative e le esigenze dell’ organizzazione. I team lavorano in modo più performante, potenziando la collaborazione e aumentando la qualità. Inoltre, i principi agile incrementano la flessibilità e la suddivisione del lavoro in più fasi: ciò si traduce in una maggiore pianificazione, una migliore esecuzione e una crescente visibilità sull’ intero processo, riducendo i tempi di sviluppo. Per chi conosce sia le tecniche di design thinking sia le metodologie agile , appare quindi naturale integrarle con l’ obiettivo di creare soluzioni migliori. Resta però una variabile: come arrivare velocemente al prototipo della soluzione per rendere tangibili i processi? I fattori tecnologici abilitanti: DevOps & Cloud Native DevOps, microservizi, container sono termini ormai abusati. Spesso sembrano avere un significato solo per architetti software e sviluppatori. In realtà, si tratta di strumenti abilitanti: in fase di design e di sviluppo consentono di creare intere infrastrutture, anche solo temporanee, a partire dal codice, permettendo la prototipazione di soluzioni complesse, abbattendo le barriere economiche e garantendo un livello di flessibilità elevatissimo. Inoltre, la corretta gestione della pipe di rilascio consente di avere on line sempre l’ ultima versione testata e funzionante. Ora che abbiamo stabilito quali sono i tre ingredienti – funzionale, gestionale e tecnologico – necessari alla creazione di un’ applicazione di successo, resta da chiedersi quale sia la migliore ricetta per metterli insieme. Applicazioni aziendali: serve governare l’ intero ciclo Lavorando da anni al fianco di colleghi e clienti in team multidisciplinari, in Axiante abbiamo perfezionato un approccio che definiamo a tre livelli. Immaginiamo di avere tre stream di progetto – stream e non team perché è possibile, anzi auspicabile, che le stesse persone appartengano a stream differenti. Di questi tre, uno sarà dedicato all’ analisi, un altro alla prototipazione e il terzo alla realizzazione della soluzione. Il compito di ogni stream è alimentare il successivo, non in una logica waterfall , ma in un’ ottica di sprint . Uno sprint di analisi ne alimenta uno di prototipazione che, a sua volta, alimenta quello di solution delivery. Al termine di ogni sprint si alimenta quello del team successivo. Adottando questo approccio il secondo e il terzo stream saranno ‘in ritardo’ rispetto al primo ma, in caso di progetti a media o alta complessità la scelta di approcciare l’ integrazione in parallelo produce una pipeline che può accorciare il time to delivery fino al 50%. Forewords: e la tecnologia? Lo abbiamo detto all’ inizio: la tecnologia è un prerequisito . Ciò non la rende meno importante e neppure ne facilita l’ implementazione dal punto di vista tecnico. È un prerequisito nel senso che, per far sì che un team tecnologico resti aggiornato, è sempre necessario mantenere elevato il livello di formazione e di confronto tra il team tecnico e il team funzionale. Tra i due ruoli non dev’ esserci una scollatura, ma entrambi devono percepirsi come complementari senza che l’ uno sia considerato preminente sull’ altro. L’ obiettivo finale, d’ altronde, è comune: l’ ottenimento del miglior risultato possibile.

FONTE: https://www.lineaedp.it

Potrebbe interessarti anche