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Alla guerra sul campo si affianca quella del cyberspazio

Internet ha archiviato le illusioni della sua giovinezza, quando lo si immaginava come uno spazio di libertà, di democrazia, di scambio. Basti pensare al livello raggiunto dalle fake news o alle minacce degli hacker. Non c' è che prendere sul serio il problema e attrezzarsi con le migliori difese possibili
Internet ha archiviato le illusioni della sua giovinezza, quando lo si immaginava come uno spazio di libertà, di democrazia, di scambio. Basti pensare al livello raggiunto dalle fake news o alle minacce degli hacker. Non c' è che prendere sul serio il problema e attrezzarsi con le migliori difese possibili

Secondo il CCHD, un istituto indipendente che cerca di contrastare la disinformazione e i messaggi d’ odio, «la guerra contro l’ Ucraina è stata costruita su Facebook», con migliaia di articoli provenienti da fonti russe (RT, Sputnik, Ruptly ecc.) che accusavano l’ Ucraina di prepararsi ad aggredire la Russia. Se il giudizio può sembrare forse un po’ troppo tranciante, non c’ è dubbio che questa sia la prima guerra che viene combattuta, oltre che sul campo, anche sulle reti digitali. Sarebbero una cinquantina i gruppi hacker impegnati in questo conflitto: basti pensare che, dopo un lavoro di preparazione durato molti mesi e che ha causato molti danni ai sistemi digitali dell’ Ucraina, il 23 febbraio, il giorno prima dell’ invasione, Kiev ha dovuto affrontare l’ Hermetic Viper, un pericolosissimo malware, che aveva l’ obiettivo di distruggere sistemi e infrastrutture strategiche del paese nel momento stesso dell’ invasione. Con un danno enorme arrecato a un paese che doveva mobilitare tutte le proprie energie per difendersi da una invasione del proprio territorio. Naturalmente gli attacchi informatici sono continuati in modo massiccio, così come la diffusione di fake news e l’ uso strumentale dei social. Anzi si sono allargati ben oltre i due paesi impegnati nel conflitto, tanto che l’ Agenzia italiana per la cybersicurezza ha lanciato qualche giorno fa l’ allarme su possibili attacchi anche nei confronti del nostro paese. Si può dire che con la guerra in formato digitale Internet ha definitivamente archiviato le illusioni della sua giovinezza, quando lo si immaginava come uno spazio di libertà, di democrazia, di scambio, un formidabile strumento per migliorare il lavoro, la produttività, la conoscenza. Nessuno sospettava, agli inizi di questo millennio che tutte queste fantastiche promesse si sarebbero trasformate in incubi. E non c’ è solo la guerra. Basti pensare al livello raggiunto dalle fake news, che hanno ormai di gran lunga superato il numero delle notizie vere. O alla manipolazione politica dei social e dell’ informazione digitale. Alla crescita impetuosa della cybercriminalità, che si stima abbia prodotto nel 2021 un danno di 6 mila miliardi di dollari in tutto il mondo, erano un miliardo i danni stimati nel 2020. Addirittura, l’ 83% delle aziende a livello globale dichiara di aver ricevuto nel 2021 un attacco informatico e più della metà di queste aziende è stata costretta a pagare un riscatto per rientrare in possesso dei propri dati. Anche in Italia non si scherza: si stima che nel 2021 i crimini informatici siano più che raddoppiati rispetto all’ anno precedente, tanto che l’ anno appena trascorso è stato definito dagli esperti l’ annus horribilis per la sicurezza informatica. In uno scenario già così cupo ci mancavano solo le minacce provenienti dagli hacker di stato russi, una banda di criminali organizzati militarmente e in grado di compiere azioni distruttive su larga scala. Non c’ è che una cosa da fare, prendere sul serio il problema e attrezzarsi con le migliori difese possibili, sia a livello aziendale sia a livello personale (e anche a livello psicologico, sviluppando una maggior capacità di analisi critica delle informazioni che ci arrivano). Ogni altro atteggiamento rischia di costare molto caro.

FONTE: https://www.italiaoggi.it

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